Ancora una volta nella mischia, dove urlano le spade e s’aggrovigliano gorghi di sangue. Il Demone, capitolo conclusivo della trilogia di Magdeburg di Alan D. Altieri ci offre numerosi spunti per sottolineare l’abilità dell’autore nel rendere sulla pagina scritta l’azione nella sua declinazione più fosca e anche di passare informazioni storico tecniche al lettore senza fargliele “pesare”, qualità essenziale per un romanziere d’avventura.

Scelgo la sequenza dell’attacco anfibio perché forse più di ogni altra si presta a considerazioni interessanti per il lettore.

Innanzitutto lo stile. Ancor più sincopato, secco. Adatto a trasmettere sensazioni non solo visive.

Nella sequenza in cui l’Eretico e i suoi Reiter attraversano il fiume a nuoto la prosa si fa convulsa. Frasi spezzate, ritmo frantumato. Un alternarsi di presente e passato remoto. Si sente il gelo delle acque, l’ansare del respiro, il timore di sentirsi trascinare a fondo dagli abiti zuppi, dal peso delle armi.

La determinazione - o forse la follia del protagonista - diventa contagiosa per chi legge.

A me ha dato l’impressione di una sequenza filmata con la tecnica di rallentato-accelerato che si vede, per citare un esempio, nelle scene di battaglia di 300 di Zack Snyder.

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