La quinta uscita della collana da edicola “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali”, presentata dalla Gazzetta dello Sport, è un film che rappresenta una grande svolta per uno dei migliori attori viventi del genere: Jet Li. Il film, “Fearless” (Huo Yuan Jia, 2006) è dall’attore considerato la summa della propria visione, sia cinematografica che filosofica, oltre che l’ultima pellicola strettamente marziale: dopo una carriera ventennale, Li con questo film decide di congedarsi dal gongfupian, il cinema di genere che gli ha dato tanto e a cui lui stesso ha dato tanto. In realtà lo si rivedrà quasi subito nelle vesti marziali per “L’impero proibito” (The Forbidden Kingdom, 2008), ma questa è un’altra storia.

Questa rubrica si è già occupata di “Fearless” in un precedente articolo inerente il maestro Huo Yuan Jia: dopo aver parlato noi del film, si è quindi scelto di sentire cosa ne pensa Jet Li in proposito.

 

«La storia ce l’avevo in mente da dieci anni» afferma Li in un’intervista con Rebecca Murray del sito About.com. Mentre esistono molte storie di allievi che vendicano il maestro, «nessuno ne ha mai scritto una che parlasse direttamente del maestro, così decisi di concepirne una che si incentrasse sulla mente e sul fisico. Decisi di fare questo film, di produrlo e di far sì che tutto accadesse. Ho trovato uno sceneggiatore, un regista e un coreografo e li ho messi insieme.»

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