Si torna a respirare le atmosfere della Dinastia Qing, dei ribelli di Shaolin e di una cinematografia di qualità che ha ancora da insegnare. Da ieri in edicola la collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali”, firmato da Gazzetta dello Sport e Stefano Di Marino, presenta un altro classico gongfupian di alta qualità sia tecnica che artistica: “I due campioni dello Shaolin” (Shao Lin yu Wu Dang, 1980), un altro grande titolo firmato dal regista Chang Cheh.

Dopo “Le furie umane del kung fu”, questa collana presenta un altro film interpretato dai Five Venoms, un gruppo di fenomenali atleti-attori che a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta diedero vita ad un vero e proprio fenomeno di culto (purtroppo quasi inedito in Italia): una serie di film acrobatici e spumeggianti in cui protagonista assoluta è la presenza fisica degli interpreti.

La storia si svolge durante la sottomissione della Cina ai Manciù, èra Qing che è terreno fertile per film epici. Il Clan Wu-tang sostiene il potere, mentre quello Shaolin cerca in ogni modo di organizzare una ribellione: fra attentati e doppi giochi, fra scontri più o meno leali e combattimenti di massa, una trama classica serve solo da sfondo alle imprese dei Cinque Veleni.

 

Tre Veleni: Lo Meng, Chiang Sheng e Su Chien
Tre Veleni: Lo Meng, Chiang Sheng e Su Chien
Va sottolineato però che il gruppo dei “cinque veleni” è in realtà presente solo con quattro elementi: Su Chien, Lu Feng, Lo Meng e Chiang Sheng. Manca all’appello il talentuoso Kuo Chui, meglio conosciuto come Philip Kwok. In un’intervista del 1995 della rivista Eastern Heroes, egli racconta che la sua assenza nel film fu dovuta ad una decisione salomonica di Cheh! Visto infatti che Kwok e Lu Feng erano ai ferri corti per chi dovesse apparire come coreografo principale nei titoli della pellicola, il regista Cheh decise di freddare gli animi con una decisione particolare: Kwok sarebbe apparso come coreografo de “I due campioni dello Shaolin”, ma non vi avrebbe partecipato; Lu Feng avrebbe fatto la stessa cosa nel successivo “Ode to Gallantry” (Xia ke hang, 1982). Dopo questa decisione, i due atleti-attori tornarono amici, ed oggi comunque vengono entrambi accreditati come coreografi per i due film citati.

Malgrado Chang Cheh continui a creare ottimi film, in realtà “I due campioni dello Shaolin” appartiene a quel periodo in cui la Shaw Bros si sta spegnendo, a forza di riproporre schemi fissi e stili ormai passati di moda. Mentre la neonata Golden Harvest sta puntando su star come Sammo Hung e Jackie Chan per rinnovare il genere, la Shaw fa di tutto per non abbandonare la strada maestra: a voler fare un paragone ardito, la casa cinematografica Shaw Bros finì per assomigliare a quel Tempio di Shaolin la cui inevitabile distruzione è stata protagonista di

Locandina originale della Celestial Pictures
Locandina originale della Celestial Pictures
tanti grandi film prodotti da questa.

L’edizione DVD Celestial Pictures è più generosa di inserti speciali rispetto a quella italiana, visto che vanta anche la presenza di un backstage e del trailer, ma quella che arriva in Italia nel 2007 è comunque un’ottima edizione digitale, visto il basso standard che il cinema marziale vanta nel nostro Paese.

In chiusura, è proprio notizia di questi giorni che la suddetta Celestial Pictures abbia tirato fuori dai propri archivi, e rimasterizzato, anche “The Return of Five Deadly Venoms” (Can que, 1978), a testimonianza che il fenomeno dei “Cinque Veleni” non è ancora sopito!