Che l’arte culinaria sia un’arte vera e propria lo dice la parola; che si basi su tradizioni spesso antichissime è realtà risaputa; che possa essere legata a stretto filo con le arti marziali... be’, forse questo è meno noto, ma per fortuna esistono due film che ce ne parlano in modo delizioso.

Malgardo in Italia non arrivino più da tempo immemore, i film che Sammo Hung continua a dirigere e/o interpretare mantengono sempre l’alta qualità a cui il pubblico è stato abituato dal grande autore cinese. Sammo sa alternare con grande professionalità ruoli marziali, comici o drammatici, e in “Kung Fu Chefs” (Gong fu chu shen, 2009 diretto da Wing Kin Yip) sembra racchiudere in un unico film queste sue abilità.

Wong Bing-Yi (Sammo Hung) è un grande cuoco il cui nome viene infangato da un sabotaggio messo in atto dal nipote (Fan Siu-Wong), il quale non gli ha mai perdonato l’aver costretto il proprio padre (Leung Siu-Lung) ad abbandonare il paese. Passano gli anni, il nipote è un gestore di grandi catene di ristoranti, e dal nulla spunta fuori di nuovo Wong, che si fa subito notare per la sua bravura. Comincia ad allenare il giovane promettente cuoco Lung Kin-Yat (Vanness Wu), ed insieme

Sammo Hung
Sammo Hung
dovranno affrontare sia il nipote che una importante e prestigiosa gara culinaria.

 

Come in molti film di Hong Kong quello che colpisce di una pellicola non è l’originalità della storia, bensì il modo originale in cui si affronta una trama spesso inflazionata. Il tema maestro-allievo, il buono a cui viene infangato il nome con l’inganno, la relativa redenzione per mano propria o del proprio allievo spirituale, sono tutti temi classici della cinematografia (non solo cinese!): la bravura di un autore è di trovare il modo di aggiungere elementi originali, di saper trovare invenzioni (visive o di sceneggiatura) che diano allo spettatore motivo di gustarsi un film con una storia che, in fondo in fondo, ha già visto altrove.

La caratteristica dei film di Sammo è la presenza di attori di alto calibro, sia marziale che recitativo. Vaness Wu è una nuova promessa del cinema

Vaness Wu
Vaness Wu
di Hong Kong, mentre Fan Siu Wong è già un affermato professionista del genere (indimenticabile il suo duello contro Donnie Yen in “Yip-Man”, inedito in Italia come ogni altro film con Yen protagonista!).

Coppia d’assi, comunque, rimangono i due “patriarchi” del cinema di Hong Kong protagonisti della pellicola: Sammo Hung e Leung Siu-Lung. Quest’ultimo (conosciuto in Italia prettamente per il suo ruolo di cattivo nel film “Kung Fusion” di Stephen Chow) è stato protagonista di un’infinità di film dagli anni ’70 in poi, anche se non è mai diventato un autore su più fronti, un vero mattatore come Sammo Hung. Questi infatti, oltre ad avere un curriculum cinematografico che fa scomparire ogni altra star occidentale, ha saputo ricoprire più ruoli: da stuntman a direttore di scene d’azione, da coreografo dei combattimenti a regista e produttore. Oggi Sammo è fra le figure di maggior spicco nel cinema di Hong Kong, e celebre in ogni parte del mondo... tranne in Italia, dove invece vengono distribuiti quasi regolarmente solo i film del suo collega ed amico d’infanzia Jackie Chan.

 

"God of Cookery"
"God of Cookery"
Risale al 1996 un altro film che sposa alla perfezione la tecnica culinaria con le arti marziali: “God of Cookery” (Sik san), scritto, diretto ed interpretato da Stephen Chow. Questo celeberrimo attore-regista comico cinese è quasi del tutto sconosciuto in Italia: della sua vastissima produzione (sia come attore che come autore) sono arrivati solamente tre recenti titoli, massacrati in modo vergognoso ed ignominioso dal doppiaggio italiano.

Chow interpreta il ruolo di Chow, “cuoco da copertina” che ha scalato le vette del successo: vince ogni gara culinaria, vende libri e video e si gode (con un pizzico di malignità) la fama... finché non viene truffato da un collaboratore che credeva fidato. Ridotto sul lastrico, conosce Cuckoo (Karen Mok), sfigurata in volto ma dalle impressionanti doti di cuoca. Grazie a lei riscoprirà la purezza dell’arte culinaria e, dopo un rocambolesco

Stephen Chow
Stephen Chow
allenamento marzial-culinario, tornerà ad essere il “Dio della Cucina”.

 

Il divertente film segue i parametri della commedia chowiana: il protagonista passa da momenti di paradossale comicità ad altri di melodramma esagerato; citazioni da successi americani (come “Jurassic Park”) e ottime arti marziali completano il tutto.

La parte più “gustosa” della pellicola riguarda i variopinti ed incredibili piatti preparati durante le competizioni, accompagnati rigorosamente da spiegazione minuziosa snocciolata con enfasi esagerata. Ovviamente, nella realtà cinematografica, questi elaborati piatti sono preparati con tecniche marziali infarcite di forze magiche e di effetti speciali vari. Alcuni di questi trucchi verranno riciclati da Chow stesso nel suo successivo “Shaolin Soccer” (Siu lam juk kau, 2001), dove la fornaia Mui (Zhao Wei,

Karen Mok, prima e dopo!
Karen Mok, prima e dopo!
recentemente fra i protagonisti de “La battaglia dei Tre Regni”) prepara un impasto a suon di Tai-Chi!

Da citare, in chiusura, un’eccezionale Karen Mok, cantante, modella ed attrice di Hong Kong che si è sottoposta ad un pesante trucco per interpretare la sfigurata Cuckoo. L’attrice (che, a mo’ di curiosità, parla fluentemente l’italiano, avendo studiato per due anni in un college di Trieste!) ha lavorato in molti film a fianco di Stephen Chow, mostrando grandi doti di interprete brillante e... sottostando a molte “beffe” da parte di Chow. Non ultima, quella di ricoprire il ruolo di calciatore (con tanto di baffi posticci!) in “Shaolin Soccer”.