Un film che non ha certo sbancato i botteghini alla sua uscita, ma di sicuro la diciottesima uscita de “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali”, firmato Gazzetta dello Sport e Stefano Di Marino, presenta una pellicola che ha partecipato a scrivere la storia del gongfupian, del cinema che mostra combattimenti marziali a mani nude: stiamo parlando di “Mad Monkey Kung Fu” (Feng hou, 1979). Un avvertimento iniziale per chi consulta l’IMDb (Internet Movie Database): a questo film è stato erroneamente attribuito il titolo italiano “Bruce Lee: il colpo che frantuma”, che invece indica un film coevo di Lo Mar: “Monkey Kung Fu” (Chu long ma liu).

Tuan (Lo Lieh) è un ricco signore che ama assistere alle esibizioni di Chan (Liu Chia-liang) e sua sorella, ma più che alle storie narrate è interessato al kung fu che viene mostrato. Una sera Tuan invita Chan ad una festa in suo onore, durante la quale lo mette alla prova nelle arti marziali. Nel frattempo però lo fa bere fino a fargli perdere il controllo e a mettere in scena un’inesistente relazione con la propria moglie: Tuan minaccia di uccidere Chan, ma la di lui sorella (Kara Hui) si offre come schiava in cambio della sua vita. Il signore è soddisfatto, ma prima fa rompere le mani a Chan per evitare future vendette.

Così l’uomo è costretto a mendicare in piccoli spettacoli con un scimmietta, dovendo difendersi da alcuni teppistelli locali. Durante questi

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