Non è facile presentare Andrea Camilleri con poche parole, la sua attività è così vasta e ha coperto così tanti ambiti che l'impresa è praticamente impossibile. C’è anche da considerare che, d'altra parte, Andrea Camilleri si presenta da solo senza bisogno di preamboli.

Inutile dire che per me come sua lettrice e fan e per la redazione di ThrillerMagazine è un onore, oltre che un piacere, ospitarla su queste pagine e la ringrazio di cuore per aver accettato questa intervista.

Si figuri, io ringrazio lei per il suo affetto.

Partirei, in un certo senso, dalla fine. Da alcune settimane è in libreria Il colore del sole, il suo ultimo romanzo. E' senza dubbio un'opera particolare, che la vede tra i personaggi stessi e che utilizza un linguaggio molto caratteristico. Da dove nasce questo lavoro? E come lo definirebbe?

L'idea nasce da una richiesta del Museo di Düsseldorf in occasione di una mostra sul Caravaggio, la curatrice mi chiese 15 cartelle sul periodo maltese e siciliano del pittore. Io di cartelle ne ho scritte assai di più e costituiscono Il colore del sole. Lo definirei come lo definiva Simenon: "Un romanzo-romanzo", senza etichetta.

Una curiosità che mi è rimasta dopo la lettura e che sono sicura abbiano anche molti altri lettori è: che percentuale di reale, vero, storico e autobiografico c'è in Il colore del sole?

A parte i quadri dipinti, a parte il fatto che Caravaggio da Malta andò a Siracusa a Messina e poi a Palermo, per il resto è tutto inventato di sana pianta.

Conoscendo un pochino il suo pensiero, so che lei preferisce scrivere e dedicarsi ai romanzi storici (chiamiamoli così per comodità) tra i quali credo si possa annoverare anche l'ultima fatica, rispetto ai romanzi gialli. In realtà, però, il suo successo verso il grande pubblico è arrivato grazie al Commissario Montalbano. Come vive questa, diciamo, divisione e quale è la differenza principale tra scrivere un Montalbano e un romanzo storico?

Il romanzo storico mi consente una maggiore libertà tanto nell'invenzione quanto nella scrittura. In sostanza mi diverto di più a scriverlo. I romanzi seriali in realtà, procedono su binari autocostituiti. Mi rifaccio ancora a Simenon il quale sosteneva che quando scriveva i "romanzi-romanzi" sudava parecchio, quando invece scriveva i romanzi polizieschi con Maigret si permetteva persino di fischiettare.

Nell'ultimo periodo si è tanto parlato (e lo abbiamo fatto anche sulle nostre pagine) della fine di Montalbano, dell'ultimo romanzo custodito nella cassaforte da Elvira Sellerio…..Mi piacerebbe, però, sentire direttamente da lei la versione "ufficiale". Montalbano finirà? Perché?

Ho semplicemente trovato una soluzione "letteraria" che ponga fine al personaggio Montalbano. Di più, naturalmente non posso dire... Vorrei precisare, però, che nella casa editrice Sellerio non esiste nessuna cassaforte...

Cosa, secondo lei, piace così tanto alla gente di Montalbano, tanto che l'idea di una sua possibile fine suscita tanto rumore?

Siccome io non riesco a capire minimamente perchè la gente si interessi di Montalbano, forse dovrebbe rivolgere questa domanda al pubblico.

E qual è la caratteristica di Montalbano che le piace di più?

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