...Nella notte e a mezzogiorno lui è sempre tutt’intorno.

Se sorride non gridare, non svenire e non guardare...

Gli occhi del Divoratore sono finestre scardinate, recessi insondabili, ragnatele e polvere. Lui indossa una palandrana nera sopra una camicia nera. È così: una macchia nera. Nera e sporca. La sua bocca strepita e ha la voce di mille bocche urlanti, il suono sinistro del suo bastone di legno scuro e lucido è un anticipo di orrore. Fa paura, il Divoratore, perché ha l’inconsistenza dell’aria e il volto dell’ignoto. Non lascia tracce di sé. E delle sue vittime restano solo i vestiti.

Questo l’Uomo Nero, l'Uomo dei Sogni anticipato nel titolo dell'esordio di Lorenza Ghinelli, Il Divoratore (Newton Compton Editori). Esordio particolare per vicissitudini editoriali. Ricordiamo infatti che il libro è stato pubblicato nel 2008 da un editore piccolo ma molto serio, Il Foglio letterario, e i diritti sono stati successivamente ceduti alla Newton Compton. Presentato alla Fiera del Libro di Francoforte del 2010, lì ha fatto scalpore ed è stato acquistato per pubblicazioni estere in Spagna, Brasile, Olanda, Russia e Francia.

Si può parlare dunque di caso letterario “anomalo” sia per i precedenti editoriali, sia perché il successo – meritatissimo - è cominciato ancor prima del lancio vero e proprio.

Una storia al plurale di mistero, horror, paura, crescita e adolescenza (ma non solo), con tutti i retroscena che l’età comporta: insicurezze, vergogne, sopraffazioni, rabbie, desideri e tentativi mancati.

I ragazzini protagonisti si muovono oltre i muri – spesso angusti, spesso abitati da adulti a loro modo deviati – delle loro abitazioni, sicure solo in apparenza. I loro fili sono tirati in diversi luoghi: posti non frequentati, parchi solitari, in prossimità del mare tanto caro all’autrice (cesenate di nascita), sullo scuolabus, perfino nei ricordi. E qui citiamo il bel personaggio di Alice, educatrice che svolge il suo lavoro con il cuore, con la pancia e con competenza.

I capitoli si susseguono frenetici, scanditi da date che consentono salti in un tempo vicino e lontano, cambiando all’occorrenza punto di vista senza perdere la coerenza nella tenuta della storia e nella fedeltà degli attori ai ruoli assegnati. I dialoghi, in questo senso, aiutano e sono verosimili. La scrittura è intensa, pulita, evocativa.

Nella galleria dei personaggi ne compaiono alcuni memorabili, come Pietro, autistico con la sindrome di Asperger, intelligentissimo e disposto, a volte, alla comunicazione verbale. I bulletti del quartierino, che poi, sotto sotto, a loro volta sono vittime di contesti familiari. E Lui, il terrifico protagonista, possente nonostante le fugaci apparizioni, indelebile nei suoi effetti, come dimostra la reazione di Francesco:

«...sentì l’inconsistenza dell’anima compattarsi e franare. Si lanciò in avanti per fuggire, ma le gambe non lo seguirono, fisse com’erano nelle paludi del terrore. Cadde. Ma non ebbe la fortuna di perdere i sensi».

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