Una storia sbagliata, il nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo travalica il genere poliziesco/noir. Servendosi di personaggi di fantasia l’autore ex magistrato (e si sente) tratta un affresco dell’Italia e di Roma in particolare negli anni Settanta.
È diviso in tre parti: la prima, inizia nel 1974 con la scomparsa dell’hascisc dalle piazze di spaccio per lasciar posto all’eroina che di ì a poco seminerà le piazze di morti per overdose, appunto.
La prima indagine che mette in sospetto Paco Durante, giovane e ostinato commissario della Mobile, è la morte di una studentessa. Risale la catena dello spaccio e scopre l’esistenza di uno strano americano che gioca su più tavoli. Da quel momento in poi la situazione precipita.
Nel 1976 il commissario riesce a intuire il nesso fra politica, massoneria, servizi segreti italiani e esteri che tengono in scacco altri poteri dello stato. Chi va troppo a fondo a certi segreti paga, talvolta anche con la vita. Iniziano gli omicidi di magistrati da parte delle Brigate Rosse mentre gli intellettuali di sinistra nei salotti romani si trastullano in inutili discussioni.
Il 1978 è l’anno del sequestro e dell’uccisione di Moro. De Cataldo ripercorre la vita di Roma in quei mesi, l’attività della polizia e accenna a quella “sotterranea” delle “camere di compensazione” occulte dove si decide il destino dello statista democristiano e indirettamente dell’Italia.
Il commissario Durante continua a indagare nonostante qualcuno ben informato lo sconsigli vivamente.
Un romanzo che tradisce l’appellativo di romanzo “di evasione” del romanzo poliziesco. Una storia sbagliata è un romanzo che fa molto riflettere sulla nostra storia politica passata, sulle connessioni fra poteri occulti interni e le influenze e pressioni di altri stati. Una storia, quella degli anni Settanta, ancora oscurata da molti misteri.







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