Esistono solo due cose infinite: l’universo e la fantasia dei distributori italiani nell’inventare titoli assurdi per i film. Perdonino i lettori questa parafrasi del celebre motto einsteiniano, ma è perfetta per illustrare l’inesauribile fenomeno dello stravolgimento dei titoli cinematografici in Italia.

Come se non bastasse questa naturale propensione ai “titoli pazzi”, si unisca la scarsa stima per il genere marziale e la formula diventa esplosiva. Ecco di seguito qualche esempio per illustrare questo fenomeno poco lusinghiero per il nostro Paese.

Negli anni Settanta esplose in Italia la passione per il cinema d’arti marziali. Più precisamente, film come “Cinque dita di violenza” e “Dalla Cina con furore” fecero impazzire gli spettatori italiani facendo loro conoscere i gongfupian, film cioè che mostrano combattimenti a mani nude. Vista l’immane entità del fenomeno, i distributori si avventarono su ogni prodotto arrivasse dall’Asia, che costasse possibilmente poco: questo significò che i cinema italiani vennero invasi da decine e decine di film che con il gongfupian non c’entravano assolutamente nulla. Solo pochi all’epoca si resero conto di aver conosciuto, in modo truffaldino, il wuxiapian, il fantasioso genere costituito da cavalieri erranti e spadaccini volanti, che ha conosciuta nuova fama in Occidente dal 2000, con il successo internazionale de “La Tigre e il Dragone”. Ora, perché degli

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