"Instancabile esploratore della Sicilia, lo scrittore Andrea Camilleri, padre spirituale del commissario Montalbano, viene definito come il vero e proprio erede di Simenon.

Lo ritroviamo al tramonto nei pressi della spiaggia di Vigàta per ascoltare i suoi racconti tra amici.

Un pretesto per condurci in un viaggio immaginario attraverso le strade della sua stessa terra: la Sicilia.

Ammaliati dalla sua voce, dalle sue inesauribili storie, percorreremo insieme un itinerario fatto di fiabe, di brani delle sue opere, nonché di testimonianze di alcuni personaggi sconosciuti immersi in una certa realtà siciliana, tipica di oggi.

Le sue parole come parabole dell'anima della Sicilia di oggi che riflettono le mille sfaccettature della personalità del Sommo."

Queste parole presentano con semplicità ed efficacia il film Camilleri alla siciliana, lungo documentario-intervista di André Baytaers, finalmente disponibile in dvd in versione italiana.

Il film è stato presentato in anteprima il 28 maggio 2008, all'Auditorium della Rai di Palermo, con la partecipazione dall'autore e di Salvatore Ferlita. La presentazione è stata realizzata a cura del Camilleri Fans Club, ed è stata diffusa un'intervista ad Andrea Camilleri realizzata per l'occasione da Salvatore Cusimano (Direttore della sede Rai della Sicilia) e dal Camilleri Fans Club.

Con queste parole André Baytaers racconta il suo incontro con Camilleri, l'idea del film e l'esperienza delle riprese:

"Non ci avevo mai pensato: alla forma dell'acqua… fino al giorno in cui ho ricevuto in regalo un piccolo libro blu della collezione Fleuve Noir. Il titolo era La forma dell'acqua. Sulla copertina c'erano una grande macchia rossa come il sangue e il ritratto tagliato in due di un uomo strano dai grandi occhiali rettangolari. Era l'autore, un vecchio siciliano dall'occhio malizioso: Andrea Camilleri. Ma è stato il sottotitolo a colpirmi più di tutto: Così si vive e si muore in Sicilia. Subito, dalla prima pagina, sono entrato nell'universo del commissario Montalbano e, subito, ho avuto la certezza che ci sarei rimasto a lungo.

Non ero pronto a leggere le opere originali di Camilleri, scritte in parte in dialetto siciliano. Allora, aspettavo le traduzioni francesi che, fortunatamente per il lettore avido, arrivavano puntualmente. Racconti storici e gialli si alternavano lungo le stagioni e poco a poco Andrea Camilleri si fece spazio negli scaffali della mia libreria.

Certo mi piaceva ritrovare la terra di Sicilia, da lui descritta così bene, ma a me piaceva soprattutto la compagnia dei personaggi che mi facevano sentire "in famiglia". A ogni pagina mi aspettavo di esser invitato da Montalbano alla trattoria San Calogero o dalla sua domestica Adelina, per una bella mangiata d'arancini.

Un sentimento che ho dovuto ben presto dividere (peccato per me) con un numero crescente di lettori; fino a proiettare Camilleri in testa alle vendite di libri in Italia.

La bella mangiata era diventata banchetto nazionale e temevo di non trovare più un posto per me, per una cena tra amici.

Comunque, Camilleri ha vissuto quel successo folgorante con la saggezza degli anni. Dopo una meritata pensione di regista e sceneggiatore alla Rai, era diventato uno scrittore famoso e questa fama tardiva sembrava divertirlo. Ha proseguito a scrivere con puntualità e qualità come se niente fosse, come se lui fosse sempre Andrea Camilleri il nonno!

Da un viaggio in Italia all'altro, avevo sempre un Camilleri nei bagagli. Ero perfino riuscito ad impadronirmi della lettura dell'edizione originale.

La molla è scattata qualche mese più tardi durante le vacanze, era il 14 luglio. La canicola, l'afa come dicono, devastava il paese e ardeva la Sicilia ancora più duramente. Sui giornali, in prima pagina: Una task force per la sete.

Il governo si arrendeva, la popolazione era assetata e La Repubblica dava la parola a un Siciliano diverso dagli altri: Andrea Camilleri. Anche per un tema d'attualità, lo scrittore aveva uno sguardo distaccato, curioso, attento e perfino singolare, proprio ciò che dava forza ai suoi libri. Camilleri aveva avuto sete, se lo ricordava, ma secondo lui, l'acqua non mancava in Sicilia. L'argomento stava diventando interessante. L'acqua non aveva più nessuna forma, però un progetto di documentario germogliava dentro di me.

Un amico giornalista mi ha portato con lui nella tana del dottore. La strada porta il nome di un formaggio noto, accanto agli studi radio della Rai in pieno centro di Roma. Il palazzo è già teatrale. L'ascensore è da giallo. E' qui che vive in semplicità uno degli autori più importanti d'Europa. Si entra a casa di un artigiano nel senso più nobile della parola.

Subito, il dottore ci ha presentato il padrone di casa, San Calogero! Questo santo nero, forse cattolico o forse pagano. Due statuette fanno da sentinelle sulla scrivania di Camilleri e non lasciano indifferente l'ospite. Andrea Camilleri è nato il giorno di San Calogero che è dunque il suo Santo Patrono e ne è fiero lui l'ex comunista!

Volevo girare un documentario sullo scrittore Camilleri. Quasi quasi il dottore si addormentava ascoltandomi. Ovviamente, non aveva nessuna voglia di parlare di sé.

Eppure, l'idea di un film gli andava bene. Allora?

In quel momento, l'acqua ha preso una forma nuova. Tornando all'articolo sulla siccità, il soggetto del film è emerso del tutto. Avremmo parlato della Sicilia, non quella degli altri ma della sua. Allora l'occhio di Camilleri si accese e i racconti si concatenarono. Era diventato inesauribile. L'ascoltavo religiosamente prendendo appunti su appunti. In questo studio, sono stato il primo spettatore del mio film.

Avevo scoperto un vero narratore.

I soggetti erano numerosi, anche troppi. Mi conveniva ora selezionarli e scegliere quelli che ci rivelavano anche l'anima dello scrittore.

Per vari mesi, numerosi fax hanno fatto il viaggio fra Roma e Bruxelles e dopo qualche incontro sono riuscito ad elaborare la sinossi.

Oggi Andrea Camilleri è ottantenne. Il tempo scorre fra le sue parole come sabbia bianca di Sicilia. E lui se ne rende conto. Oggi questa coscienza del tempo occupa la sua opera e la sua vita. Ha deciso di riservare al documentario una parte del suo tempo, per lui, così prezioso.

Filmare, dar vita alla Sicilia di Camilleri era una sfida magnifica ma con l'aiuto del dottore e dei suoi consigli, il compito mi sembrava a portata di telecamera. Certo, è un documentario immaginario ma, nello stesso tempo, molto reale. Come nei romanzi di Camilleri, il tono è semplice, diretto e s'indirizza al grande pubblico.

Perché ciò che affascina è la semplicità dello scrittore insieme all'intelligenza del contenuto e "Camilleri alla siciliana" ha la forma esatta dell'acqua come la vede Camilleri. "