La casa editrice Baldini&Castoldi invierà in libreria il prossimo 19 gennaio il romanzo Caccia alla marmotta (Murmeljagd, 1990) dello scrittore Ulrich Becher.

Ci risulta che di questo autore sia il primo romanzo che viene pubblicato nel nostro paese e la sua traduttrice, Roberta Gado con questo lavoro è risultata vincitrice del Premio italo-tedesco.

Ulrich Becher non può essere assolutamente considerato uno scrittore di libri gialli o thriller, ma riteniamo opportuno portare, questa opera, a conoscenza dei nostri lettori in quanto le vicende del protagonista si avvicinano molto al genere che noi preferiamo, inoltre danno una interessante descrizione di quanto accadeva in Germania e in Austria nel periodo pre-bellico.

Caccia alla marmotta è stato tradotto in Inghilterra e in Francia e viene definito “il libro di una vita”: un testo al quale l’autore ha lavorato per circa vent’anni ed è un romanzo parzialmente autobiografico in quanto ha vissuto in parte sulla sua pelle quanto accade al protagonista, il giornalista Albert Trebla, che nella Prima Guerra Mondiale è stato pilota di aerei, ma con l’avvento del nazismo capisce che per i suoi scritti non è più sicuro vivere in Germania la sua patria, pertanto prima si rifugia in Austria ma dopo l’Anschluss fugge con Roxane, sua moglie, in Svizzera.

Nella tranquilla Svizzera però Albert Trebla non trova pace  perché si sente angosciato per quanto accade in patria, ma nel contempo  soffre anche di manie di persecuzione ed è colpito da leggere allucinazioni causate dal dover  continuamente assumere efedrina per combattere una forte “febbre da fieno”.

Ad aggravare il suo precario stato mentale accade che alcune persone che sono nei paraggi muoiano, poi avvengono strani suicidi e lui in preda all’ansia si sente responsabile di queste morti, come se le persone che lui frequenta siano condannate a morire. Ha paura che anche sua moglie, ora incinta sia destinata a morire.

Per lui tutto peggiora il giorno in cui nel paese, dove ha preso alloggio presso un albergo, arrivano due giovani e ambigui ragazzi austriaci che si proclamano “cacciatori di marmotte” e Trebla teme che siano due killer inviati dai nazisti per ucciderlo, così si mescolano realtà e immaginazione, prove e sospetti, passato e presente, un cortocircuito nella mente del protagonista che dal sentirsi cacciato lo farà diventare “il cacciatore”.

Possiamo definire questo romanzo un thriller politico, ma anche un romanzo storico che descrive molto bene la situazione in Germania e l’angoscia di quanti ebrei o contrari al nazismo hanno dovuto abbandonare la patria e vivere in altri paesi da rifugiati.

l’autore:

È stato uno dei maggiori romanzieri e autori di teatro europei. Nato a Berlino nel 1910, dopo gli studi in Legge conobbe George Grosz, che ne apprezzò il talento grafico e lo accettò come suo unico allievo; la loro amicizia durerà tutta la vita. Nel 1932 pubblicò la raccolta di racconti Männer machen Fehler (Gli uomini sbagliano), che nel maggio dell’anno successivo fu bruciato dai nazisti nel rogo di Bebelplatz come letteratura degenerata. Dopo l’Anschluß riparò in Svizzera, dove però gli fu negato asilo; nel 1941 emigrò con la moglie prima in Brasile poi a New York. Tornato in Europa nel 1948, dal 1954 si stabilì a Basilea. È morto nel 1990. Caccia alla marmotta, uscito nel 1969, fu subito accolto come un capolavoro. Questa è la prima traduzione italiana, vincitrice del Premio italo-tedesco alla traduzione, a opera di Roberta Gado.

la quarta:

Caccia alla marmotta è il libro di una vita. Parzialmente autobiografico, racconta le poche settimane di permanenza in Svizzera, a Pontresina, nel giugno 1938, del giornalista viennese Albert Trebla, fuggito nei Grigioni dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania, insieme con la moglie Roxane, detta Xane. Sono giorni carichi di angoscia e alle notizie inquietanti che giungono dall’estero si aggiungono gli eventi luttuosi che agitano la tranquilla superficie dei paesini attorno a Sankt Moritz, tra morti improvvise e misteriosi suicidi. L’assunzione di efedrina, necessaria per contenere gli effetti della febbre da fieno di cui soffre, unita ai ricordi della Prima guerra mondiale, costantemente richiamati da una ferita al volto che pulsa come «un cuore in fronte», mettono Trebla in una situazione di leggera, fluttuante allucinazione. Il giornalista si convince che due giovani austriaci giunti nella località alpina appena dopo di lui, sedicenti cacciatori di marmotte, siano stati mandati dai tedeschi per liquidarlo. Realtà e immaginazione, prove e sospetti, passato e presente si mescolano allora in una caccia all’uomo che da cacciato, più o meno presunto, si trasforma in cacciatore. Ma di cosa? Di nazisti, di donne, di storie o di ombre del passato?

Ulrich Becher, Caccia alla marmotta (Murmeljagd, 1990)

Traduzione Roberta Gado 

Baldini&Castoldi, collana Romanzi e Racconti, pagg. 692, euro 20,00