Eccoci di nuovo sul suolo americano. Siamo nell'epoca, il terzo e quarto decennio del ventesimo secolo, in cui il cinema (americano) diventa il media predominante nel sistema comunicativo ed espressivo della società industriale. Gli Stati Uniti di inizio anni '30 sono un paese profondamente lacerato dal crollo della borsa di Wall Street del 1929 che oltre a mandare in fumo il benessere di milioni di americani, aveva minato la fiducia in un modello di vita che sembrava la via naturale alla felicità. Il sogno americano era stato ferito e la sua forza ammaliatrice ridimensionata. Inizia un periodo di depressione che avrà forti ripercussioni sulla società e sulla cultura americane.

Il venerdì nero della borsa di New York rappresenta un colpo letale per la società statunitense, nel cui immaginario cominciano a infiltrarsi demoni e fantasmi sempre più inquietanti. E nessun mezzo meglio del cinema è in grado di dar corpo alle entità immateriali, soprattutto se sono portatrici di paure e timori profondi.

L'idea che il singolo possa affermare se stesso grazie alle caratteristiche intrinseche del sistema viene affiancata dal timore che, a causa delle pecche del sistema, una sola mela marcia possa avvelenare la vita di tutti. E' proprio il rapporto tra individuo e struttura sociale il macrotema di alcuni film che, girati negli Stati Uniti e basati su storie americane, prendono inevitabilmente la via (volontaria o involontaria che sia) della critica del mito del capitalismo.

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