Saranno pure I guardiani del destino, ma certo che come guardiani lasciano parecchio a desiderare…

Ci si passi la battuta ma qui si ride (almeno si cerca di farlo…) per non piangere.

Da un racconto “short” del grande P. K. Dick (nemmeno 40 pagine…) su un perfetto signor nessuno che un bel giorno (causa un cane parlante che abbaia in ritardo…) si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato, cioè nel momento in cui una misteriosa squadra riparazioni sta riprogrammando tutta la realtà lavorativa del poveretto, una pellicola stiracchiata a dismisura e chiusa da un happy end iperglicemico che magari garantirà la futura pagnotta al regista ma che cala una pietra tombale sulla quota non indifferente di inquietudine che il racconto si trascinava dietro (la frattura insanabile tra ciò che l’individuo pensa di essere e ciò che è davvero, frattura che si estende ben al di là dei confini dell’individuo stesso chiamando in causa anche la realtà che lo circonda…).

Le incursioni nella dicotomia libero arbitrio sì/libero arbitrio, autodiretto (il comportamento di ciascuno…) oppure eterodiretto, sono ovviamente necessarie (senza non ci sarebbe il racconto…) ma innestate come sono in una storia che per larghi tratti assume le sembianze di una commedia romantica, appaiono largamente posticce.

La regia di George Nolf poi (sceneggiatore di The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo) è di quelle dimenticabili mentre Matt Damon stavolta entra a pieno diritto tra gli attori che come Clint Eastwood (a detta di Leone…) hanno solo due espressioni: una col cappello una senza (la compagna di storia, Emily Blunt, fa quello che può...)

Non rimane che leggere il racconto (già fatto…).