Prologo

Il giudice Mario Anioni scendeva la scalinata del Palazzo di Giustizia, senza accorgersi che era sotto tiro. La croce del mirino di Serena Bonita era puntato sulla sua fronte.

Distesa sul tetto di un edificio, distolse un attimo lo sguardo dal mirino, per gustarsi quel momento: aveva avvicinato i figli del giudice, i suoi collaboratori; si era fatta passare per chi non era, studiando la parte per molto tempo. E ora, mentre teneva sotto tiro l’uomo, sapeva di avere già vinto.

– Ferma lì! – le intimò una donna alle sue spalle; una voce che conosceva molto bene, e che aveva imitato tante volte. Si voltò, mentre la ragazza in jeans e maglione rosso con la scollatura a V, armata di pistola impugnata a due mani, si stava avvicinando; Serena, in jeans e maglione nero a girocollo, si girò sul fianco, fissandola negli occhi: sembravano due gocce d’acqua, due gemelle.

Elena Fox, detective privata e assistente di Mister Noir, si fermò a pochi centimetri da lei, tenendole la pistola puntata addosso.

– Piacere di conoscerti – disse Serena, con un sorriso cattivo. La sua gamba saettò, colpendo Elena appena sopra il calcagno e facendola ruzzolare a terra, supina; Elena perse la pistola, Serena imbracciò il fucile, ma Elena le sferrò un doppio-calcio in faccia che la fece crollare all’indietro.

Con un colpo di reni, la detective balzò in piedi; Serena rotolò, e si mise in piedi pure lei; si misero in posizione di combattimento. Erano identiche: viso, capelli, e fisionomia. Solo il colore del maglione le rendeva riconoscibili l’una dall’altra.

Serena attaccò, e le due ragazze iniziarono a scambiarsi calci e pugni, parandoli e schivandoli a vicenda. Si presero per i cappelli e rotolarono per terra, scomparendo alla vista di chi era in strada.

Il commissario Cordieri, giù in strada, aveva visto tutto, e, ordinato a due suoi uomini di seguirlo, si precipitò verso il tetto di quel palazzo.

Arrivarono sul tetto mentre Elena, a cavalcioni sull'avversaria, stava stordendo Serena con un destro.

– Ferma Elena – gridò Cordieri. – La prendiamo noi! –

La detective si alzò, paonazza in volto, ravviandosi i lunghi capelli castani. Il commissario le si avvicinò, mentre i due agenti ammanettavano la killer. – Tutto bene? –

Lei annuì.

– Allora andiamo. Il tuo capo sarà in pensiero. –

Mister Noir era sul suo furgone nero, la carrozzina elettrica ancorata al posto guida, pronto a intervenire.

Elena salì accanto a lui. Chiuse la portiera, e, sbuffando, gli sorrise. Lui la guardò di sottecchi, e disse: – Accaldata? –.

Nel pomeriggio, mentre Mister Noir aveva concesso a Elena mezza giornata di riposo, la casa del detective fu invasa da una squadra di tecnici della polizia che stavano togliendo tutte le cimici che Serena Bonita aveva messo nell’appartamento.

Intrufolatasi tre mesi prima nei panni di un’evasiva venditrice di libri, eludendo persino la sorveglianza di Consuelo Gomez - la governante tuttofare del detective -, che riusciva solo ad arrancarle dietro, la killer si era fiondata per un attimo in tutte le stanze alla ricerca del proprietario, fino a raggiungere lo studio del detective privato e a proporgli l’intera collana dei romanzi di Jeffery Deaver.

Dopo un po’ che la presunta venditrice si ostinava a ignorare i suoi continui dinieghi, Mister Noir si spazientì. Azionò la carrozzina elettrica e, pilotandola con la destra, si avvicinò alla donna, l’agguantò per una spalla, e l’accompagnò alla porta d’ingresso. Il resto lo fece Consuelo, che, con molta soddisfazione, la sbatté fuori.

Serena Bonita, però, era riuscita nel suo intento: grazie alla parlantina veloce da venditrice ambulante era riuscita a confondere le idee e a piazzare le cimici nelle varie stanze in cui era entrata. Così, Serena Bonita, aveva cominciato a seguire le indagini dei due detective, anticipando le loro mosse; finché, un bel giorno, Mister Noir ed Elena Fox se ne accorsero e cominciarono a sfruttare la situazione a loro vantaggio, elaborando, assieme alla polizia, la trappola che aveva portato alla sua cattura.

1. L'uomo scomparso

Il mattino dopo, nello studio di Mister Noir, Consuelo Gomez, con le mani sui fianchi, sporta in avanti, scrutò il viso di Elena Fox. – È sicura di stare bene? –

– Sì, sì. Sono solo un po' stanca per ieri – rispose, mettendosi le mani sulle reni e stirandosi la schiena.

Consuelo si raddrizzò. – Lei si fa sfruttare troppo, però, seňorita. Dovrebbe farsi pagare di più. Qualche mese fa è stata anche eletta Miss Detective: altro che farsi pagare di più! –

Mister Noir, fulminandola con lo sguardo, le ordinò il caffè.

La governante uscì mentre Elena, in piedi alla destra di Mr. Noir, si mordeva il labbro inferiore per non ridere.

L'investigatore si era rabbuiato: sapeva di dover dire qualcosa, ma non sapeva cosa.

Il suono del campanello lo salvò.

Sentì Consuelo andare ad aprire la porta.

– Cerco Mister Noir – disse una voce maschile.

– Prego, prego, l'accompagno. Oggi è un po' nervoso, ma non si preoccupi: aspetterò a dargli il caffè. –

Appena si affacciò alla porta dello studio, la governante scomparve subito, incendiata dallo sguardo del suo capo.

Elena, solare come sempre, disse: – Prego, si accomodi –.

L’uomo, un quarantenne castano dalle spalle larghe ma abbastanza goffo nei movimenti, si avvicinò e, con un sorriso incerto, guardando entrambi ma soprattutto Elena, disse: – Chi è Mister Noir? –

L'investigatore lo fissò. – Secondo Lei? –

L'uomo parve imbarazzato. – È Lei – azzardò, indicando il detective.

– Bravo, come ha fatto a indovinare? –

– Dal colore dell'abito. Giusto? – rispose l'uomo, sorridendo.

– No, sbagliato. Questo è un abito nero, non noir. È un abito italiano, non francese. –

Il sorriso dell'uomo si smorzò di colpo. Elena, inarcando le sopracciglia in un gesto di indulgente solidarietà con l'ospite, lo fece accomodare sulla sedia.

– È scomparso un mio amico – disse, facendo saettare ripetutamente gli occhi da lui a lei.

L'investigatore si sporse in avanti, inarcò le sopracciglia, e con calma forzata disse: – Chi? –.

L’uomo si ridestò. – Eh? Ah, sì. Il mio amico si chiama Guido, Guido Stagni. – Si fermò, guardando prima lui poi lei.

Mister Noir gli sorrise, serafico. – Niente foto, vero? –

– Del mio amico, intende? –

Il detective, sempre serafico, annuì.

– No – rispose l’uomo.

– Ecco! – esclamò l’investigatore, come se avesse fatto una domanda pleonastica. Poi si ributtò indietro, appoggiandosi allo schienale della carrozzina. – Parli! –

– Non so cosa dire. –

Mezz'ora dopo, al termine di un estenuante interrogatorio, Mister Noir ed Elena Fox erano sull'auto di lei, in direzione di una cascina di Castelletto Ticino, dove risiedeva Guido Stagni, il presunto scomparso.

Augusto Russo, il loro “impacciato” cliente, e Guido Stagni erano amici dall'infanzia. Non si erano mai persi di vista, nonostante avessero scelto due strade (e relative città) diverse.

La sera prima, Augusto Russo aveva telefonato all’amico per incontrarsi, ma sua moglie Anna gli aveva risposto che se n'era andato quella mattina e che non era più tornato; ma non era andata dalla polizia, non gli aveva spiegato il perché.

Arrivarono. L'auto frenò sfrigolando nel piazzale ghiaioso della cascina. Elena scese. Due bambini, uno bruno e l'altro biondo, che stavano giocando sotto il portico, la raggiunsero correndo.

– Ciao – disse Elena chinandosi in avanti. – Voi conoscete la signora Stagni? –

 Il bambino bruno annuì.

– Potete dirle che ci sono due amici di Augusto che vorrebbero parlarle? -

I bambini scattarono verso la porta di casa, dove comparve una donna sulla quarantina, procace e con i capelli neri raccolti. Scambiò qualche battuta con i bambini; i due investigatori si pararono davanti a lei.

– Siamo Mister Noir ed Elena Fox. –

– Chi??? –

– Detective privati – si affrettò a dire Elena. – Ci manda Augusto Russo. –

Non era possibile che li avesse mandati Augusto, non si sentivano più ormai, ma la vista della ragazza la rassicurò. Congedò i due bambini, e fece accomodare gli ospiti.

Il salone, enorme, sembrava occupare l’intero piano terra, ed era suddiviso in più ambienti, tutti senza porte, delimitati da archi e dall'arredamento rustico.

Si sedettero ad un grande tavolo rotondo di legno: Elena alla destra di  Mister Noir, la signora Stagni di fronte. La donna era agitata, continuava a stropicciare il fazzoletto bianco che teneva tra le mani e a passare lo sguardo dal fazzoletto ai due ospiti. – Io non saccio dove sta mio marito. –

Il detective inarcò le sopracciglia. – Sì. Questo l’avevamo capito. –

La donna li guardò fiduciosa ma perplessa.

– È successo qualcosa in particolare in questi giorni? – chiese Elena.

– Solo tre telefonate che lo spaventarono, ma io non saccio il pirchì. –

Tre telefonate! cominciò a meditare l’investigatore. Proprio com’era accaduto a Stefano Giuffrida!

Proprio come nello stile di Serena Bonita!

La donna dedicava solo dei fugaci sguardi ai due detective, concentrandosi soprattutto sul fazzoletto che stava stropicciando. Ma fu proprio nei suoi rapidi sguardi che il detective intuì che stava mentendo.

I due investigatori si guardarono negli occhi.

– Non  può dirci altro, signora? – chiese Elena con voce carezzevole.

La donna annuì enfaticamente, e posò lo sguardo su di loro. – L’ultima telefonata l’ho sentita, abbiamo tre telefoni. Ha detto “Ciao,… – Si fermò un momento, incerta se continuare. – “Ciao, caro; non ti ho dimenticato. Sto arrivando.” –

Quelle parole non gli erano nuove, e si convinse definitivamente che dietro a quelle minacce c’era Serena Bonita. Avrebbe voluto dirle “Signora, non si preoccupi: non è un’amante, è una killer”; avrebbe voluto anche dirle che la killer in questione ormai era in prigione, ma tacque.

Invece, Elena Fox domandò: – Ha idea di chi fosse? –.

La donna negò con troppa enfasi, e Mister Noir non ebbe più dubbi: stava mentendo!

– Può darci una foto di suo marito? Ci aiuterebbe nelle ricerche. –

– Sì, certo – disse, indirizzando un altro sguardo agli investigatori. Si alzò e sparì.

Lo sguardo della donna penetrò nella mente di Mister Noir, e guardò Elena. Non sapeva bene dove l’avesse vista, probabilmente in fotografia, ma il volto della signora Stagni non gli era nuovo.

La donna tornò e porse loro una foto, che prese Elena.

Mister Noir osservò la donna con viva curiosità, alzando le sopracciglia, per invitarla a parlare: la signora Stagni aveva ancora qualcosa da dire, ne era sicuro, ma la donna chiuse gli occhi e tacque.

Allora il detective incalzò: – Ha trovato, nella spazzatura, tre rose nere, vero? –.

La donna, sempre a occhi chiusi, annuì.

Indice delle puntate del racconto Caccia alla Cacciatrice

1. rubriche/8825 (dal 2-11-2009)

2. rubriche/8826 (dal 3-11-2009)

3. rubriche/8827 (dal 4-11-2009)

4. rubriche/8828 (dal 5-11-2009)

5. rubriche/8829 (dal 6-11-2009)

La presentazione di Mister Noir di Sergio Rilletti è in rubriche/8901

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