Everton Barros ha trentadue anni ed è un cronista svogliato di un grande quotidiano. Una mattina, pedalando lungo il rio Pinheiros, riconosce tra le acque nere il cadavere di Flávio Bloch, eco-attivista e amico. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no. Decide di indagare, anche se il suo stesso giornale, legato a interessi immobiliari e politici, vorrebbe lasciar perdere.

Intorno a quella morte si aprono altre due piste: l’omicidio brutale di Leonard Zappavigna, palazzinaro e proprietario di una gelateria, e la scomparsa di Florian Kaufmann, ingegnere svizzero invischiato tra Amazzonia, narcotraffico e politica. A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico neoliberale in ascesa, volto televisivo rassicurante e promotore di un piano di “privatizzazione sociale” che trasforma senzatetto, edilizia popolare e presunta filantropia in un gigantesco affare.

Everton indaga senza protezioni, aiutato da pochi amici e da due giovani gelatai improvvisati detective. Intorno a lui, dirigenti ambigui, imprenditori senza scrupoli, funzionari compiacenti e figure femminili decisive disegnano una rete in cui informazione, potere e profitto diventano inseparabili. Più Everton si avvicina alla verità, più capisce che  ogni rivelazione produce altra violenza, ogni indizio porta più in alto, ogni domanda mette qualcuno in pericolo.

Nel suo passo teso, civile e spettacolare, Cemento e sangue richiama la grande tradizione del thriller politico, da I tre giorni del Condor al noir d’inchiesta contemporaneo, ma la sposta dentro il cuore pulsante e degradato di una metropoli globale. Come nei migliori page-turner, il protagonista non si trova davanti a un solo colpevole, ma a un sistema: una macchina di potere in cui informazione, finanza, criminalità, politica e comunicazione pubblica lavorano insieme, spesso senza nemmeno dover più nascondere la propria violenza.

Il Brasile di Calabrò non è uno sfondo esotico, ma un laboratorio del presente. La sostenibilità può diventare una farsa, la filantropia una copertura, la modernizzazione un dispositivo di esclusione. Le parole nobili: rigenerazione, sicurezza, decoro, sociale, futuro, vengono piegate a interessi privati e trasformate in propaganda. La città è insieme scenario, corpo ferito e personaggio: una San Paolo costruita sul cemento e sul silenzio, dove ogni promessa di progresso sembra avere un prezzo pagato dai più deboli.

Cemento e sangue è un noir urbano e politico sulla violenza come voce di bilancio, sulla democrazia trasformata in spettacolo e sull’idea, sempre più fragile, che raccontare la verità possa ancora cambiare qualcosa. Un romanzo cupo, ironico e di forte impianto civile, che usa il ritmo dell’indagine per raccontare le zone più opache del potere contemporaneo.

Carlo Calabrò è nato a Palermo. Bioingegnere per formazione, sceneggiatore e attore per passione, in un paio di vite precedenti è stato anche consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Sposato, due figli, vive e lavora a New York. Collabora con QN – Quotidiano Nazionale e HuffPost.

Con Marsilio ha pubblicato nel 2024 il suo romanzo d’esordio, Meccanica di un addio, accolto con grande attenzione dalla critica e selezionato nella cinquina finalista del Premio Giorgio Scerbanenco, il principale riconoscimento italiano dedicato alla narrativa noir, assegnato ogni anno nell’ambito del Noir in Festival.