Il detective Lorenzo Council è chiamato a investigare sul rapimento del figlio della signora Brenda Martin, un caso all’apparenza semplice ma che nel corso delle indagini si complica…

 

Una storia con un kidnapping al centro, questo Il colore del crimine, di Joe Roth, che batte senza battere ciglio (solo il film però…), né più né meno come fanno ad un certo punto della storia i volenterosi volontari alla ricerca del bambino rapito, sentieri consueti e in definitiva poco allettanti sul piano dell’interesse.

 

I sentieri, ognuno libero di scegliere quello da percorrere, sono due, strettamente interconnessi ma che per semplificare è preferibile considerare separati: il primo è quello del melodramma, con il rapimento (raccontato in flash-back e in modo ellittico…), lo strazio della madre, le ricerche del rapito.

Il secondo è costituito invece dalla tensioni razziali che non tardano ad affiorare tra gli abitanti del quartiere (in prevalenza afro-americani) dove il rapimento ha avuto luogo allorquando si viene a sapere che il bambino è bianco, nipote di un commissario di polizia, e che il sospettato numero uno è, neanche a dirlo, un giovane di colore.

A districare il traffico melodramma-tensioni razziali, Samuel L. Jackson, alias il commissario Lorenzo Council, magari non al meglio, magari perché ha di fronte un’attrice di razza come Julianne Moore nei panni (e nelle lacrime…) di una madre che racconta come ha tentato in tutti i modi di essere una buona madre, quando forse sarebbe bastato essere solo e soltanto una madre sufficientemente buona, o magari perché il personaggio non fa per lui (in definitiva la storia va per conto suo…), o magari ancora perché fa strano vedere uno tutto d’un pezzo come lui costretto ad attaccarsi allo spray antiasma un momento sì e l’altro pure (con tutto il rispetto per chi ne soffre…).

 

Il film per lunghi tratti è bolso, noioso non poco, con una regia che fa le cose semplici semplici, limitandosi spesso a rimanere in primo piano sul volto dei personaggi che raccontano e si raccontano (il film è fitto di dialoghi…).

Come film non fa avanzare di un millimetro ciò che si sa sul cinema e non aggiunge un frammento che è uno a storie di questo genere.