Dispiace profondamente che un film ispirato e di denuncia come Animal. Il criminale (2005) sia stato rovinato da un sequel che ne tradisce lo spirito e cerca (senza riuscirci) di rendere “di genere” una buona idea.

Animal 2 (2008) d’altronde non può più contare sulla sceneggiatura di Ving Rhames, personaggio di culto che qui si limita al ruolo protagonista: nel 2005 aveva scelto di dare vita ad una profonda denuncia della vita criminale a cui la gente di colore è costretta nella vita di strada, mentre ora il suo personaggio si ritrova ridotto ad una dubbia versione sotto tono di “Iceman” Chambers, il pugile incarcerato che l’attore portò su schermo nel 2002 con il cult Undisputed, di Walter Hill.

  

James Allen è un uomo cresciuto per strada e che quindi conosce solo una legge: uccidi e ruba finché puoi. Incarcerato per un crimine che - paradossalmente! - non ha commesso, ben presto fra le sbarre si guadagna il nomignolo di “Animal” per la violenza con cui partecipa ai combattimenti clandestini fra detenuti. La sua vita da bestia finisce il giorno in cui un vecchio prigioniero gli parla di Malcolm X e delle terribili lettere di Charles Lynch (l’uomo a cui si deve il sostantivo “linciaggio”). La gente di colore è ancora schiava, ma solo di se stessa: Animal capisce che esiste un’alternativa e cerca di farla capire ai figli, quand’anche significasse il sacrificio supremo.

Tutto questo nasce dalla penna di Ving Rhames in persona - non certo nuovo a tematiche sociali - ma non appena inizia il sequel, Animal 2, svanisce nel nulla: si parla di criminalità di strada e appena di sfuggita di combattimenti clandestini, di corruzione e di intrighi assolutamente banali e scontatissimi. Animal è ancora in prigione e - in un guizzo che forse vorrebbe ricordare Undisputed del 2002, ma soprattutto il suo geniale sequel del 2006 - per convincerlo a tornare a combattere un boss lo ricatta facendogli arrestare uno dei figli. Ma questo tipo di incipit, che sembra copiato da Undisputed II, non porta da nessuna parte e il film giace in un territorio strano: vuole essere di denuncia ma non lo è; vuole essere d’azione ma non lo è; vuole essere un film carcerario ma non lo e. In realtà, non si sa davvero bene cosa sia questo film...

  

Grande delusione, insomma, per un film che - visto il precedente - aveva tutte le carte in regola per offrire un buon prodotto, e che invece nel tentativo di serializzare un successo non ha fatto altro che rovinarlo.

Rimane comunque consigliatissima la visione del primo film, Animal. Il criminale.

   

Jimmy Bobo -Bullet to the Head

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