Un altro grande classico film di arti marziali in costume da ieri in edicola, grazie alla collana “Bruce Lee e il grande cinema delle arti marziali” targato Gazzetta dello Sport e Stefano Di Marino. Si tratta di un gongfupian tipico anche se, da certi punti di vista, innovativo: “I due cugini” (Long xiao ye / Dragon Lord, 1982) scritto, diretto e interpretato da Jackie Chan, che cura anche le coreografie marziali. Nato originariamente come sequel de “Il ventaglio bianco” (The Young Master), il film vantava il titolo “Young Master in Love” prima di assumere quello odierno.

Dragon (Jackie Chan) e Cowboy (Mars) sono due cugini provenienti da una famiglia agiata, che invece di studiare ed esercitarsi nel kung fu, come vorrebbero i rispettivi padri, amano di gran lunga bighellonare, intrattenersi nei giochi più disparati e correre appresso alle gonnelle. Un giorno, però, scoprono per caso una banda di pericolosi malviventi senza scrupoli, capeggiati da un perfido orbo (Wang In-Shik): per i due cugini finisce il momento dei giochi e inizia quello della dura realtà. Inseguiti dai criminali, che non si fanno scrupoli di rifarsi sui familiari, Dragon e Cowboy si rimboccheranno le maniche ed affronteranno con tutte le loro forze la banda dell’orbo.

 

I due cugini” è un film di confine: segna la fine di un percorso artistico che ha dato grande notorietà a Chan - quello del gongfupian in costume - per iniziare a sperimentare nuove strade e nuovi stili: ricordiamo che

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