L’hard boiled ha molti proseliti. Tra gli ultimi arrivati c’è Marco Salomone che a 63 anni esordisce con un romanzo, figlio di una lunga scuola fatta di racconti usciti in diverse antologie. Parliamo di “Non chiedetemi il titolo”, edito da PubMe, un noir che ha un protagonista insolito: Rob, un addetto di supermercato che, dopo aver visto e rivisto al cinema Eric Draven, si spinge, nella sua noiosa vita quotidiana, ad assumerne le caratteristiche, tanto da appendere nella sua camera un poster che lo ritrae e, pure, a vestirsi come il suo eroe. Compreso qualcosa che possa far male, nascosto negli anfibi che indossa quando la sera, libero dal lavoro e tutto solo, abbandonato com’è stato dalla sua amata vittoria, va a consolarsi in un locale, lo Sweet Rosie, dal nome della proprietaria, Rosa, tanto brutta da essere nominata Cernia per il suo viso tanto assomigliante al pesce, e dove lavora, però, una bella cameriera, Susanna, detta Susy, con la quale il nostro “Corvo” stringe un’amicizia suscettibile di sviluppi.

L’ambiente è un po’ di bassifondi e tutto lascerebbe pensare ai luoghi frequentati dagli eroi di Dashiell Hammett, ma, seppur anonimi, tranne una certa località chiamata Santa Marietta, che è Santa Marinella, ci troviamo nella vicina Civitavecchia, città portuale di provincia dove il nostro autore vive e ha lavorato, e da anni organizza con gli amici della associazione Book Faces, di cui è presidente, eventi culturali entrati in circuiti nazionali relativi a premi letterari come il Campiello e lo Strega, oltre ad organizzarne di propri.

Insomma, il nostro Corvo di provincia non tarderà a mettersi alla prova nelle vesti di Eric Draven. L’occasione gliela offre, suo malgrado, la bella Susy, che un giorno si presenta a lavoro con un livido, che poi Rob, dopo averla accompagnata a casa con tutte le buone intenzioni, scoprirà essere l’unico livido visibile di un corpo che, sotto i vestiti, ne rivela molti altri.

A Rob, che non tollera si alzino le mani sulle donne, in immaginari dialoghi con il suo Eric Draven che lo caricheranno di forza e coraggio, parte in quarta deciso a vendicare Susy. E con due amici un po’ strani, Cristiano e Bert, prepara la vendetta. Da qui si sviluppa una trama che mette in scena un’avventura divertente, perché, oltre che ricca di colpi di scena, è sempre sorretta da una scrittura che, attraverso l’io narrante di Rob, si rivela vivace, con un taglio ironico che alleggerisce la violenza che pur emerge dalle pagine. Si pensi solo che il nostro corvo avrà a che fare con una banda. “L’azione è velocissima: mentre la ragazza abbassa gli occhi sul mini mini stern, Rosa prende la zuppiera ancora colma e la getta addosso a Selvaggia, ma se vi piace di più Gal Gadot, continuate a chiamarla così, e lei non riesce a evitarla. È capace soltanto di alzare il braccio che impugna il fucile per proteggersi, ma tutta la pasta e fagioli lr arriva sul petto e sul viso. Io ho estratto il mio Svelto da dietro la schiena e con un agile e secco movimento allungo il bastone a molla. Le sono addosso con pochi passi (…) Crolla a terra con un lamento e con una smorfia di dolore che le si incolla alle labbra, stracciandogliele. Neanche Eric Draven avrebbe saputo fare di meglio”.

A noi non resta che confermarlo.