Memorie da una fabbrica di bambini. È il titolo di un manoscritto senza autore che Richard Dale accetta di leggere quasi per caso. Gli bastano, però, poche pagine perché qualcosa cominci a inquietarlo: gli omicidi vengono raccontati con una precisione che lui, psicologo e criminologo, fatica ad attribuire alla fantasia.
Poi, tra quelle pagine, compare una parola: Chimera. Un nome che qualcuno ha già incontrato anni prima, seguendo una scia di cadaveri attraverso l'Europa e che avrebbe dovuto rimanere sepolto insieme al passato.
Nello stesso momento, una donna si risveglia al buio all’interno di una casa al centro della foresta su Monte Lago. Non ricorda nulla, nemmeno chi sia.
Richard viene risucchiato in un’indagine strana, in cui gli indizi sembrano precederlo. Affiorano nel posto giusto, al momento giusto, come se qualcuno conoscesse già le sue domande. Anche il manoscritto… sembra un percorso preparato per condurlo indietro di trent’anni in un luogo di dolore.
Diego Pitea si presenta: sono nato a Reggio Calabria. La passione per la lettura è cominciata da bambino, quando mio padre mi lesse Uno studio in rosso durante una febbre. Da allora Sherlock Holmes, Hercule Poirot ed Ellery Queen sono diventati compagni inseparabili.
Dopo gli anni dedicati al calcio, tra Cosenza e Verona, sono tornato nella mia città, dove mi sono laureato nel 2003. Accanto alla scrittura coltivo la passione per scacchi, fisica, matematica, enigmi e rompicapo, elementi che ritornano spesso nei miei romanzi.
Amo la liquirizia, proprio come Richard Dale, e ne consumo quantità industriali.






