Pablo Maurette, argentino, è docente di letteratura alla Florida State University e collabora con diverse testate giornalistiche, fra cui Repubblica. La nina de oro è il secondo romanzo tradotto in italiano, dopo “Il tempo è un fiume”. Si apre come un giallo classico, per poi atraversare i territori dell’horror e sfociare nel finale nella denuncia della corruzione della polizia e della magistratura di Buenos Aires.

Un professore di biologia in un liceo di Buenos Aires, che si dilettava in studi di genetica sugli albini, viene trovato ucciso nel suo appartamento dopo essere stato torturato. Conduce l’inchiesta la sostituta procuratrice Silvia Rey, che per carattere rifiuta le facili scorciatoie e le archiviazioni per mancanza di prove. A una prima ricognizione, sembra prevalere la pista del ricatto/vendetta da parte di un giovane prostituto albino, chiamato Copito, che frequentava assiduamente il professore. Per di più, sembra sparito nel nulla. La procuratrice vuol chiudere in fretta il caso dando per buona la tesi dell’omicidio per rapina o per vendetta da parte del giovane amante.

Silvia Rey non è convinta ma l’inchiesta segna il passo perché non sono state raccolte prove e trovare testimoni che conoscano il ragazzo albino sembra impossibile. L’indagine prosegue stancamente nei mesi successivi, con alti e bassi che dipendono da altre indagini che incombono e sullo scarso o nullo impegno di alcuni poliziotti. Verso i ¾ del romanzo lo scenario si sposta in Africa, dieci anni prima del fatto principale, nello stato del Malawi, dove ancora in quegli anni alcuni stregoni/guaritori praticavano la medicina tradizionale (muti). Un ragazzo sveglio e ambizioso, Innocent, lascia il suo villaggio per tentare la fortuna altrove come sangoma, cioè un guaritore ed esperto di pratiche e pozioni preparate per guarire dalle più svariate malattie e, più genericamente, per propiziare la fortuna o scacciare gli spiriti maligni. Vuol fare soldi in fretta e tornare al suo paese ricco e famoso sfruttando le insicurezze e le debolezze umane, anche quelle più perverse.

Attraverso avventure e peregrinazioni Innocent approderà a Buenos Aires e la sua storia s’intreccerà con quella del giovane albino Copito. La chiusa del romanzo è molto amara: i colpevoli non pagheranno il proprio debito alla giustizia perché così va il mondo. Romanzo accattivante, sia per la trama poliziesca che per lo spessore psicologico dei personaggi.

Quando ormai l’indagine sembra arenata per sempre, un incontro a una festa di fine anno chiarirà l’identità dell’assassino del professore ma giustizia non può essere fatta. “Accettare l’incertezza fondamentale dell’esistenza richiede uno sforzo mentale enorme e una forza d’animo fuori dal comune. Bisogna rassegnarsi all’incompiutezza permanente, al dubbio costante, alla perplessità come modo perenne di affrontare il mondo. Gli scienziati lo capiscono a suon di frustrazioni. Chi lavora per la giustizia, che è la più grande utopia degli esseri umani, pure.” (pp. 252,253).