Come tutte le sere John Wayne Gacy ritorna a casa ubriaco. La sua vittima preferita è il figlio: quel figlio a cui aveva dato il nome del suo idolo cinematografico nella speranza che diventasse un eroe e lasciasse una traccia della sua presenza nel mondo.  Ma il figlio è grasso e malaticcio,  e allora lui lo copre di insulti, lo chiama “stupido e ottuso”, lo riempie di botte facendolo volare da una parte all’altra della stanza. Nato nel 1942 a Chicago, John Wayne Gacy Jr. crebbe così tra gli insulti e le percosse paterne. All’eta di undici anni, mentre sta giocando, viene colpito alla testa da un’altalena. In seguito all’incidnte il bambino è colpito da frequenti capogiri che spazientiscono ancora di più il padre che continua a chiamarlo “femminuccia”. Dopo cinque anni i medici scoprono che il ragazzo è affetto da un’embolo cerebrale, che viene prontamente rimosso. John Jr. frequenta l’università laureandosi in economia e commercio. Finiti gli studi, per un periodo, fa il rappresentante di scarpe per poi sposarsi con una collega, Marylin Myer, i cui genitori sono proprietari di un ristorante a Waterloo, nell’Iowa. Gacy diventa ben presto direttore del ristorante, rivelandosi un ottimo imprenditore, suscitando così l’ammirazione di tutti, partecipando attivamente ai lavori della Junior Chamber of Commerce della quale veniva accreditato come futuro presidente. Ma Gacy ha una doppia vita: si vede con un suo dipendente, lo costringe ad atti omosessuali. La storia coglie tutti di sorpresa quando il ragazzo denuncia Gacy alle autorità. La polizia arresta l’uomo nel 1968. Mentre le accuse a suo carico sono ancora in sospeso l’uomo assolda un teppista adolescente per picchiare il testimone, peggiorando così la sua situazione. Alla fine, messo alle strette, Gacy si dichiarò colpevole di sodomia e fu condannato a dieci anni di reclusione. In carcere si comportò come un prigioniero modello tanto da essere rilasciato dopo soltanto diciotto mesi.

Nel frattempo, dal carcere,  aveva divorziato dalla moglie con la quale aveva avuto due figli. Alla sua uscita tornò a Chicago e iniziò l’attività di imprenditore edile. Anche in questo campo dimostrò subito un gran successo. Si risposò con Carol Hoff, una giovane donna divorziata madre di due figli, e andò ad abitare in un quartiere borghese di Des Plaines, una zona periferica della città. Ben presto divenne molto popolare tra i vicini, grazie alle sue numerose feste e alla partecipazione attiva al Partito Democratico (aveva anche alcune foto in compagnia della moglie del presidente Jimmy Carter che aveva sostenuto durante la campagna elettorale). John Wayne era molto amato anche dai bambini perché spesso si vestiva da Pogo il clown (costume che aveva disegnato lui stesso) per allietare feste di compleanno o di beneficenza. Del resto il passato di Gacy era sconosciuto ai più e coloro che sapevano i suoi trascorsi in prigione credevano che ci fosse stato per detenzione di materiale pornografico. Gacy comunque viveva sempre in libertà condizionata, la quale scadeva il 18 ottobre 1971. Ma a febbraio dello stesso anno un fatto rischiò di compromettere la libertà di Gacy: l’uomo fu accusato di disturbo alla quiete pubblica in seguito a una denuncia da parte di un ragazzo che l’uomo aveva tentato di violentare. L’accusatore però non comparve in tribunale e le accuse furono revocate. Inspiegabilmente i poliziotti dell’Iowa incaricati di sorvegliare Gacy non furono informati del fatto dai colleghi di Chicago, così, alla scadenza, Gacy potè riacquistare la piena libertà.

Alcuni mesi dopo, il 3 gennaio 1972, John Wayne Gacy Jr. incominciò ad uccidere. Le sue vittime furono tutti ragazzi dai nove ai vent’anni, i quali venivano attirati a casa per un drink, oppure per una partita a biliardo, oppure da Pogo il clown. Le vittime venivano torturate e sodomizzate, poi uccise e sepolte in un’intercapedine sotto la casa.  I cadaveri ben presto divennero così numerosi che Gacy dovette sbarazzarsi dei corpi gettandoli nel fiume vicino casa e giustificarsi con la moglie e i vicini del cattivo odore tirando in ballo presunti problemi all’impianto fognario. Tutto divenne più semplice con il suo secondo divorzio, nel 1976, dovuto al suo atteggiamento violento e alla sua evidente omosessualità.

L’allontanamento della moglie lo lasciò libero di agire indisturbato: in quell’anno le morti si susseguirono a ritmi serrati. 

Non tutte le vittime del clown assassino morirono. Nel 1977 Gacy rapì con la minaccia di una pistola il giovane Robert Donnely, il quale fu portato a casa, torturato, violentato ripetutamente e poi lasciato libero. Tre mesi dopo, il ventisettenne omosessuale Jeffrey Rignall, stava tranquillamente fumando in macchina con Gacy quando quest’ultimo lo narcotizzò con il cloroformio, lo portò nella sua casa, lo legò alla “ruota”, un antico strumento di tortura, e lo sodomizzò e frustò per ore continuando a narcotizzarlo con il cloroformio tanto da procurare al malcapitato danni permanenti al fegato. Il giovane fu poi lasciato in fin di vita al Lincon Park. Ripresosi, Rignall, chiamò subito la polizia, ma Gacy fu accusato solo di un reato minore. Il caso si stava ancora discutendo quando Gacy con la scusa di un’offerta di lavoro, rapì il quindicenne Robert Piest. Sfortunatamente per lui il ragazzo aveva informato i suoi colleghi della farmacia dove lavorava di dover incontrare quella sera un “appaltatore” per un nuovo lavoro. Avvertita, la polizia scoprì che da poco la farmacia era stata ristrutturata dalla ditta di Gacy, quindi, pensando che potesse essere lui l’appaltatore con cui Piest aveva un appuntamento la sera della scomparsa, gli agenti si recarono a casa dell’uomo per fare alcune domande ma, appena entrati, riconobbero immediatamente l’odore che veniva da sotto la casa. Gacy fu subito arrestato con l’accusa di omicidio plurimo. Scavando sotto la casa il terreno restituì ventotto corpi mentre altri cinque furono recuperati nel fiume vicino casa.

In prigione Gacy cercò di salvarsi incolpando un suo alter ego di nome Jack, ma gli psichiatri non gli credettero.

In seguito si dichiarò vittima di un complotto affermando che i corpi posti sotto la sua casa erano stati messi da qualcun altro.  Il “Killer clown”, come fu definito Gacy, venne condannato a ventuno ergastoli (per gli omicidi avvenuti prima del 21 giugno 1977 data del ripristino nello Iowa della pena capitale) e  a dodici pene di morte per le vittime uccise tra luglio 1977 e la data del suo arresto.

Anche in carcere Gacy dimostrò le sue doti di imprenditore: prima attivando un numero telefonico attraverso il quale, al prezzo di 1,99 dollari al minuto, si poteva intervenire sul suo caso per dodici minuti. Poi, si diede alla pittura, dipingendo per lo più teschi ghignanti e clown, vendendo i quadri dal braccio della morte, raggiungendo stime importanti. Infine, pubblicò due volumi di sue epistole dal carcere anche questi di successo. Tutto questo però non salvò John Wayne Gacy Jr. che fu giustiziato il 10 maggio 1994 per iniezione letale. Le sue ultime parole furono: “Baciatemi il culo”.

 

Bibliografia:

Sullivan- T. – Maiken P., Killer Clown: The John Wayne Gacy Murders, New York, Grosset&Dunlap, 1983.

Gacy, J. W., Question of Dubt: The John Wayne Gacy Story, Craig Bowley Consultans, New York 1991.

Nelson M. – Oswald G., The 34th Victim, Fortune Productions, Westmont (IL), 1986.

Rignall J., 29 Below, Wellington Press, Chicago, 1979.