"Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine… a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto:

Dall'età dell'uniformità, dall'età della solitudine, dall'età dell'odio e dall'età degli Invisibili…" - G. Orwell -

Salve!

Mi chiamo Nicholas Habbet. E sono un poeta. E condannato.

Vivo in un universo senza tempo di vertiginosa grandezza, fatto di palazzi di vetro e luoghi asettici, giardini sospesi e scarpe nere, uomini zampettanti e silenziosi, vite che scorrono senza speranza e senza coraggio. Non conosco altro che marmo gelido, alluminio e cemento. I palazzi sono mirabolanti strutture in doppiovetro in cui gli uomini vivono in celle che si arrampicano le une sulle altre, e non si rivolgono mai la parola.

Per molto tempo ho lasciato che fosse la rabbia a tessere la trama dei miei giorni, di un passato confuso e doloroso, di rapporti improbabili e tremendo abbandono. Ma questo è stato prima. Prima della poesia, prima della condanna, prima di Mirage…

Ho vagato a lungo con gli occhi serrati e il cuore in attesa. Ho scelto la vita. Ho scelto la libertà. Ho scelto l'amore.

Gli incontri, gli sbagli, le scelte: ogni cosa ha fatto sedimentare in me versi o parole che urgono di essere scritti. L'urgenza dell'espressione: la mia è una storia che chiede a gran voce di essere raccontata. Le immagini sono vivide e le emozioni oneste, e i ricordi intensi. Tra manichini danzanti e cielo terso e giacche nere, io intravedo bellezza. Perché è più o meno questo quello che fanno i poeti. Non cercano diamanti, cercano pezzi di cielo sulle pozzanghere. Quando la scrittura è onesta, questa parla di vita – dunque parla di morte. Indovina la linea retta dietro le costruzioni delle cose, gli ingranaggi e gli impianti. Raggiunge la sintesi, è la sintesi, è il punto di fuga, la chiave di volta. È la Voce e tutte le voci. L'immaginazione compone la realtà attraverso il sogno, e io muovo le fila di vite impossibili e inseguo parole sulla pagina. E loro seguono qualcosa che non m'appartiene, o per lo meno, non alla coscienza presente. Mi chiamo Nicholas Habbet e pago il caro prezzo della poesia, perché gli astuti sanno che la scrittura può essere la nemica più pericolosa. Scrittura genera pensiero. Scrittura genera coscienza. Scrittura genera immortalità. E rinascita.

Alba Nuova è un grido, il mio grido. Perché forse la bellezza ci salverà. Ma prima di tutto, ci salverà il coraggio. La forza e la scelta. La coscienza e l'amore. Perché quando avrete le labbra cucite, voi scriverete. Perché quella linea retta che è nelle cose è in voi e invero vi appartiene profondamente e per sempre. Perché abbiate sempre coraggio. Perché vi lascerete interrogare anche da domande senza risposta. Perché l'enigma sarà il vostro amore e il vostro supplizio. Perché porterete con voi un foglio bianco, e sarà tutto. Perché scuoterete i vostri amici, e li sottrarrete dal sonno. Il sonno della ragione genera mostri; il sonno della coscienza genera morte.

Salve!

Una preghiera prima dell'alba

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Operazione Alba Iulia

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Alba nuova

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