Fra i molti film di arti marziali (ma non solo) distribuiti in Italia e subito dimenticati merita una menzione lo statunitense “Street Crimes - La legge del kickboxing” (1992), scritto e diretto da Stephen Smoke e trasmesso dalla TV italiana con il titolo “Le strade del crimine”. È uno di quegli esempi di come sia possibile realizzare un buon film, con una buona storia e personaggi credibili, e aggiungere una dose di arti marziali senza per questo condannare la pellicola nel limbo dei “film di genere”.

Street Crimes” racconta la vita nei bassifondi di Los Angeles, dove i poliziotti nulla possono fare, quand’anche lo volessero. Sono strade dominate da bande locali capeggiate da piccoli boss che spadroneggiano a proprio piacimento. I due poliziotti protagonisti, l’esperto Brian e il giovane e volenteroso Tony, non hanno alcuna possibilità di agire nel quartiere a livello ufficiale, ma sarà un casuale match a cambiare il corso della storia. Sfidato da un teppistello appena arrestato, Tony accetterà di disputare con lui un match “pulito”: vincerà l’incontro, e il teppistello si rivelerà un avversario onorevole. Non solo non si vendicherà della sconfitta subita, ma anzi deciderà di allenarsi più duramente, lui e i suoi amici. Dall’incontro nasce l’idea di aprire una palestra per la gente del quartiere, un posto cioè dove le “teste calde” possano sfogare in modo positivo la propria aggressività e violenza, togliendoli così dalla strada e quindi dal potere dei locali spacciatori di droga.

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