Un temporale minaccia la cittadina di Dignano d’Istria. E’ la musica di Antonio Smareglia che descrive le parole che vanno a formare il dramma di Marussa e di Lorenzo.

Il prologo sa di cupa atmosfera che, con i suoi lampi e tuoni, svela un inizio d’opera che preannuncia una fine già segnata. L’inganno tingerà di sangue l’amore dei due giovani e artefice ne sarà proprio il padre di lei, Menico, avaro e crudele, che vuole che la figlia sposi Nicola, un buon partito, disposto a rinunciare alla dote.

L’orchestra fa ed è il tempo. Dai timbri pastorali a quelli folkloristici; dalla villotta alla canzone d’amore; dai lampi alla preghiera di Marussa del terzo atto e al duello mortale.

Nella cartolina in bianco e nero di Dignano, tra i chiaroscuri di quest’agglomerato urbano che ricorda la piazza di Soelden della Wally di Alfredo Catalani, l’incontro tra Marussa e Lorenzo genera lo scambio di un pegno d’amore: la ragazza dona un cuoricino d’oro, il giovane un orecchino.

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