Difendo il compositore, il genio, il galantuomo Salieri. La sua musica non ha bisogno di commenti. Troppi ne sono stati fatti impropriamente e quasi tutti condizionati da una feroce quanto illogica iconoclastia nei confronti non del musicista, ma del contemporaneo e geloso (ma quando mai?) rivale di Mozart.

Invidioso Salieri non lo fu mai. Chi aveva fornito una così ricca esperienza musicale a calibri quali Beethoven, Cimarosa, Spontini, Paisiello, non poteva esserlo. Rispettoso sì, e di questo lo spavaldo Mozart ebbe di che imparare. Se vi furono scorrettezze tra i due, a rimetterci fu senza dubbio il Maestro italiano. Ce ne dà atto il suo maggiore biografo Franz Edler von Mosel, il quale scrisse nel 1827 un libro intitolato Sulla vita e sulle opere del maestro di Cappella Antonio Salieri, in cui, oltre a demolire l’infamante accusa dell’avvelenamento, evidenzia con bonomia i tratti  di un personaggio che, pure movendosi in una difficile Vienna fine 700, non infastidisce ma è infastidito.

Antonio Salieri fu il numero uno della musica viennese per oltre dieci lustri e compose 13 opere serie, oltre 30 opere buffe, cinque oratori, una decina di cantate, tre sinfonie, ouvertures, marce, serenate, un concerto per flauto e oboe, uno per organo, due concerti per pianoforte; senza considerare la musica da camera, quella vocale, le liriche, le 6 messe, le 26 variazioni sul tema la follia di Spagna.

La sua opera L’Europa riconosciuta inaugurò il 3 agosto 1778 il teatro Alla Scala.

Il Requiem di una intensa bellezza non ha niente da invidiare al K.626 di Mozart.

Infine, Salieri scrisse due opere didattiche: Il libro di partimenti di varia specie per profitto della gioventù e Scuola di canto in versi e i versi in musica a 4 voci.

Sufficit?

Salieri nacque il 18 agosto 1750 a Legnago (Verona), un centro agricolo sull’Adige che, in epoca risorgimentale, divenne una delle piazzeforti del Quadrilatero Austriaco, in una casa di cui è rimasto solo l’arco della porta, oggi incorporato nel Museo Fioroni, dedicato solo in parte alla memoria del Maestro.

Della fanciullezza sappiamo poco e di questo il Mosel ha le sue colpe. Un aneddoto, però, è giunto sino a noi. Quello di Antonio bambino, alle prime armi con la musica, che critica un organista molto conosciuto, forse il Simoni, al che, redarguito dal padre, risponde che lui avrebbe suonato con maggiore solennità.

Il padre di Antonio, un commerciante, si era sposato due volte. Dal primo matrimonio – i Salieri provenivano da Angiari – quello con Elisabetta erano nati Giulia e Francesco Antonio, mentre dal secondo, quello con Anna Maria, vennero al mondo altri nove figli.

Musicista di un certo peso fu Francesco, il quale fu allievo di Giuseppe Tartini.

Preso sotto la protezione della famiglia Mocenigo, Antonio Salieri, allora quindicenne, si trasferì a Venezia. L’incontro con il Maestro di Cappella Florian Leopold Gassman fu determinante per il giovane legnaghese. Gassman lo condusse con sé a Vienna, gli insegnò contrappunto e composizione, nonché il tedesco (che mal digerì sino alla morte), il latino e il francese, ma soprattutto lo introdusse a corte e lo amò come un figlio.

In brevissimo tempo, Salieri fu Maestro di Corte dell’Imperatore Giuseppe II, di cui fu pure insegnante di musica. Tradizione che continuò anche sotto Leopoldo II. 

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