Nel lungo viaggio di NarraMondo nell’editoria italiana per l’infanzia non potevamo non incontrare un autore istrionico, imprevedibile, sorprendente e geniale, un Inventore di storie degno di nota e uno scrittore professionista che è riuscito in meno di dieci anni a sfornare quasi quaranta libri per ragazzi. Noto ai più piccoli come il creatore di Klincus Corteccia (Mondadori) è coautore, insieme a Pierdomenico Baccalario delle fortunatissime serie gialle per ragazzi “I gialli di vicolo Voltaire” e “Sherlock, Lupin ed io” (Il Battello a vapore) e insieme a Manuela Salvi de “I romanzi del Professor Focussen” (Mondadori). Di pochi giorni fa la sua ultima fatica letteraria “La scoperta del Polveregno” (Fanucci, con Lucia Vaccarino), si tratta dell’alessandrino Alessandro Gatti che ci ha dedicato del tempo prezioso permettendoci di conoscerlo meglio.

I nostri “informatori” ci dicono che da piccolo eri un appassionato lettore di Agatha Christie. Quanto ha influito il suo stile nella tua scrittura? Cosa c’è di lei nelle tue fortunate serie gialle: I misteri di Vicolo Voltaire Sherlock, Lupin e io?

Ebbene sì. E’ curioso, ma da piccolo saltai a piè pari la letteratura per ragazzi e m’innamorai subito dei romanzi della Christie, dei suoi villaggi nello Yorkshire, delle sue brughiere, dei suoi colonnelli in pensione ecc. ecc. Mi piace poi pensare di avere “ereditato” dalla mia beniamina di quei giorni lontani una certa ironia sorniona che ogni tanto fa capolino nei gialli per ragazzi che ho scritto. Che questo sia poi successo davvero è, naturalmente, tutto da vedere!

Molte delle tue pubblicazioni sono collaborazioni con più scrittori: come si scrive un romanzo a più mani?

Dipende dalle mani in questione, immagino. Nel mio caso il processo è più o meno sempre questo: una trama delineata nei suoi tratti principali insieme al coautore, possibilmente davanti a una buona birra, divisione del lavoro, scrittura, e infine revisione e limatura finale.

 

Come è nata la collaborazione con Pierdomenico Baccalario?

Frequentammo lo stesso liceo. Siamo amici da allora. Una decina d’anni fa stava lavorando a un nuovo progetto e, inspiegabilmente, decise di coinvolgermi. E’ tutta colpa sua, insomma.

Come è stato il passaggio dalla stesura di racconti sul “Maltese narrazioni” alla  progettazione e stesura di romanzi?

Usando una metafora (vagamente idiota, me ne rendo conto) direi che prima coltivavo il mio piccolo giardino di casa mentre ora mi sono messo a fare il giardiniere di professione.

 

Come riesci a passare dal genere giallo a quello fantasy a quello distopico?

Non molto diversamente da come un falegname passa da un tavolo a un armadio e poi, che so, a una credenza. Ci sono certi principi “costruttivi” generali e poi, di volta in volta, la natura del particolare oggetto che devi creare t’impone certi vincoli. Ecco, l’idea sarebbe di rispettare questi vincoli senza lasciarsi soffocare da essi.

I tuoi studi filosofici ti hanno aiutato nella progettazione delle trame?

Direi proprio di NO. Quelli, almeno dentro la mia testa, sono due universi felicemente distinti.

Quanto c’è di reale nei tuoi personaggi?

Parecchio. Spesso i miei personaggi sono collage di tratti, vezzi, tic di persone reali.

 

Quale il tuo protagonista preferito?

Dei miei libri? Ah, senza alcun dubbio Ciccio Frittata J

Quanta vicinanza c’è tra Klincus Corteccia e il Barone rampante di Italo Calvino?

Sarò clemente verso il buon Calvino e risponderò: nessuna!