La 14enne Mattie Ross decisa a vendicare il padre assassinato a sangue freddo dal codardo Tom Chaney, ingaggia per la sua cattura Reuben J. 'Rooster' Cogburn, detto Il Grinta. Si unirà alla alla caccia anche il Texas Ranger LaBoeuf...

 

Su un punto siamo d’accordo: Il Grinta di Ethan Coen e Joel Coen è anzitutto una fedelissima trasposizione del romanzo di Charles Portis (qualche scostamento qua e là, ma poca roba…). Sul resto, su tutto il resto, ognuno per la sua strada (e visto che si parla di western “ognuno per la sua strada” pare un termine quanto mai appropriato...).

Ci sarà chi lo vedrà come un remake del film omonimo diretto da Henry Hathaway nel 1969 con John Wayne protagonista, mentre altri ne usciranno convinti che oramai il western, fatta forse, anzi senza forse, eccezione per Gli Spietati (ma parliamo del ’92…), sia da considerarsi oramai come morto e sepolto.

Altri invece si convinceranno ancor di più dell’esattezza di una regola non scritta ma che esiste, quella cioè che stabilisce come spesso la fedeltà ad un testo nulla ha a che fare con la riuscita stessa del film, regola che anche stavolta è rispettata fino in fondo, perché appare quanto mai chiaro che gli sforzi per rintracciare qualcosa nella pellicola capace di innalzarla un po’ più su di una sufficienza di mestiere, sono destinati all’insuccesso.

Insomma, uno spettacolo dignitoso ma senza colpi d’ala da segnalare se non che pare sia piaciuto molto all’Academy che ha pensato bene di rintracciarvi 10 candidature(miglior film, regia, attore protagonista [Jeff Bridges], attrice non protagonista [Hailee Steinfeld], sceneggiatura non originale, fotografia, scenografia, costumi, missaggio e montaggio sonoro.…). La tanto decantata coppia Il Grinta (Jeff Bridges) e Mattie Ross (Hailee Steinfeld), si lancia e si rilancia la pallina senza scomodarsi più di tanto.

Però a volere essere onesti qualcosa c’è, non più di dieci minuti su un totale di undici volte tanto…, come se improvvisamente, chissà da dove, fosse giunto lo spirito del western a rimettere le cose a posto. Non si spiegherebbe sennò l’emozione profonda che suscita sul finale la sfrenata corsa a cavallo nella notte del Grinta con Mattie Ross morsa da un serpente, il cavallo schiantato dalla fatica,il Grinta che si sostituisce al cavallo pur di salvare la piccola Mattie, mentre il cielo stellato assiste (impassibile…) da lassù…

Roba da Malik insomma...