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Il gioco degli occhi di Sebastian Fitzek
«L’opinione pubblica era convinta che i bambini fossero stati uccisi in uno stesso nascondiglio, cosa che in effetti appariva molto probabile. Tuttavia l’autopsia aveva rivelato qualcosa che era stato volutamente tenuto segreto...».
LeggiPredatori
Predatori animali, predatori umani. Estinzione per gli uni, proliferazione per gli altri
LeggiPerché James Bond piace ancora
007 era tutto quello che il suo inventore Ian Lancaster Fleming voleva essere nella sua vita
LeggiOmicidio nella quarta dimensione
4 su 5
di Harry Stephen Keeler
X Jones of Scotland Yard, Shake, 2010
76. Pseudo-Western
Il falsi romanzi western non sono molti, ma ci sono: e anche loro partecipano al grande gioco degli pseudobiblia. Eccone una breve rassegna
Leggi75. Schegge di fantascienza
Accanto ai grandi pseudobiblia fantascientifici ci sono alcuni piccoli “libri falsi” che condiscono storie gustose. Ecco degli esempi a dimostrazione che questo grande divertissement letterario è fatto anche di piccole pedine
LeggiAssedio. Vincent Spasaro
E’ un dark thriller l’esordio di Vincent Spasaro nella collana Segretissimo
LeggiEditoria digitale: intervista cumulativa
L’eBook e il suo mondo rappresenta un pericolo per il cartaceo o queste due editorie potranno convivere pacificamente? L’abbiamo chiesto a degli scrittori professionisti
Leggi73. Libri falsi del terzo tipo
Tre "libri falsi" legati al mondo degli alieni e alle loro invasioni. Curiosamente, due di questi tre titoli sono scritti da un personaggio interpretato dal grande caratterista Lance Henriksen
LeggiÈ tutto a posto, intervista a Deborah Gambetta
È da poco uscito per Edizioni Ambiente, nella Collana Verdenero, “È tutto a posto”, della scrittrice torinese Deborah Gambetta.
La copertina è esplicita: un cane rintanato in un angolo, i suoi occhi e le sue orecchie basse anticipano il tema di fondo su cui si dipanerà un toccante romanzo di 220 pagine: «Ogni giorno che lavoravo, tenevo in braccia beagles rannicchiati e sentivo il loro naso umido sul mio collo. Li vedevo lottare per cercar di fare uscire le zampe fuori dalla gabbia di acciaio di 90 per 90 centimetri nella quale erano chiusi a chiave. Ho visto i miei colleghi picchiarli, urlargli contro, farli oscillare per aria...»
