Ormai siamo diretti verso l'estate, le temperature sono aumentate e quasi tutti cominciamo a pianificare le ferie e a pensare al mare. Nella nostra rubrica, però, in questo mese di giugno parliamo di un libro nordico e freddo: Sangue di mezz'inverno di Mons Kallentoft. L'autore è svedese, il romanzo si svolge durante l'inverno più freddo a memoria d'uomo. Insomma quale metodo migliore per rinfrescare la nostra estate? L'autore non è un esordiente in senso assoluto (in Svezia ha già pubblicato diversi romanzi), esordisce, però, con questo romanzo in Italia e verso il grande pubblico. Grazie a Editrice Nord abbiamo avuto l'occasione di intervistarlo e di averlo ospite nel nostro salotto letterario virtuale.

Per prima cosa grazie mille per la disponibilità a questa intervista. Il tuo romanzo ha fatto molto parlare di sé. E' stato definito un giallo, ha alcuni elementi del noir e non gli mancano sfumature thriller… tu come definiresti il tuo romanzo?

Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere romanzi di genere poliziesco facendo riferimento a uno stile classico d narrazione, ma poi ho capito che volevo anche cercare di fare qualcosa di diverso, volevo aggiungere un tocco personale che distinguesse i miei romanzi dagli altri "di genere". Così al thriller, al classico noir, ho deciso di aggiungere un elemento magico e inoltre ho cercato di dare un tono letterario ai miei romanzi per dare qualcosa di nuovo ai lettori.

Prova a inventare un "trailer" di Sangue di mezz'inverno.

Beh, provando a immaginare un trailer cinematografico, per esempio, io lo farei così: visivamente ci sarebbe soltanto l'immagine della vittima: un uomo obeso e nudo, con segni di evidente violenza sul corpo impiccato a un albero, in una fredda campagna coperta dalla neve. In sottofondo sentiremmo la sua voce, come se provenisse da molto lontano, che chiede aiuto, che si domanda come ha fatto a finire lì e che ci racconta delle atroci sofferenze che ha dovuto affrontare.

Questo è il tuo primo romanzo: da dove è nata l'idea per questa storia e come mai ti sei dedicato proprio a questo genere?

In realtà questo non è il primo romanzo che scrivo: ne ho pubblicati 3 in Svezia prima di questo, ma è con Sangue di Mezz'inverno che è arrivato il grande successo. Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere un thriller e guardando al lavoro dei miei colleghi ho capito che ci sono alcuni elementi narrativi che piacciono molto al grande pubblico. Al tempo stesso volevo aggiungere qualche cosa che fosse solamente mio: per questo ho deciso di ambientare l'azione a Linköping, la cittadina dove sono nato e dove ho vissuto fino all'età di 10 anni.

Tra tutti spicca la protagonista femminile: Malin Fors. Ce la presenti?

Malin è una giovane poliziotta che vive e lavora Linköping, è una madre single che lavora troppo, beve un po' troppo e probabilmente tende a trascurare la sua vita privata e sua figlia per il lavoro, per il quale ha una grandissima passione. Ha una particolare sensibilità e un grande intuito che non ha paura di sfruttare appieno nello svolgimento dei suoi compiti.

Malin è sicuramente un personaggio originale, ma raccoglie in sé anche spunti di altre famose donne-poliziotte: c'è qualcuna in particolare a cui ti sei ispirato?

In realtà no, anzi ad essere sincero forse ho trovato maggiore ispirazione in personaggi maschili che vengono dalla penna dei miei colleghi scrittori svedesi. Ma un particolare personaggio che per me è fonte di ispirazione è Popeye Doyle, il detective del film "French Connection".

Chi sono gli altri personaggi che le ruotano attorno?

Ce ne sono tanti: ad esempio Sven, il capo di Malin al commissariato, è il suo mentore e si fida del suo intuito. Poi c'è Karim, il super boss della polizia, un immigrato che cerca di trovare il proprio spazio all’interno di una società che non è sempre così facile. Zeke è il suo partner al lavoro, è quello con cui trascorre la maggior parte del tempo: è una spalla, qualcuno su cui sa che può fare affidamento e le è speculare, la riflette in moltissimi aspetti, anche se è molto più calmo e riflessivo di carattere. E poi abbiamo la figlia di Malin, la giovane Tove, che incarna perfettamente le possibilità che Malin non ha mai avuto nella vita e che spera poter vedere realizzate in lei, un giorno.

Una tematica molto forte, che è anche in parte il motore di alcuni aspetti della storia, è la solitudine. La vittima si scopre essere stata una persona molto sola ed emarginata, a suo modo anche la protagonista è "solitaria".

È vero, la solitudine è uno dei grandi temi del mio libro. Una delle prime immagini che si trovano in Sangue di mezz'inverno è quella della vittima, abbandonata nella fredda campagna impiccata a un albero, completamente nuda. Per me l'immagine rappresenta l'enorme fragilità che accomuna tutti gli esseri umani, il nostro essere estremamente vulnerabili nei confronti del mondo che ci circonda. Che ci piaccia oppure no, in un certo momento della nostra vita ci troveremo tutti a quel punto, a dover affrontare la morte, ed è qualcosa che, secondo me, ci rende estremamente soli.

Come sicuramente saprai nell'ultimo periodo, forse a partire da Stieg Larsson, c'è stata ed è in corso la fioritura e la diffusione di molti autori nordici. Come ti confronti con i tuoi "colleghi" del Nord?

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