Non è facile dopo tanti mesi cominciare ancora una volta il nostro appuntamento, soprattutto quando il protagonista del nostro salotto letterario è un giovane autore che ha scritto un romanzo d'esordio ricco di spunti e di sfaccettature, suggestioni e sfumature noir. Stiamo parlando di Alessandro Bruni e del suo La prossima estate (libri/7595/). Vista la particolarità del romanzo e il suo punto di forza nella struttura a incastri che si svela a poco a poco, lasciamo che anche questa intervista sia così, un susseguirsi di spunti e flash, che daranno un'idea dell'opera e del suo autore.

Per prima cosa grazie, Alessandro, per essere mio ospite e cominciamo con un domanda secca: come definisci il tuo romanzo?

Senza dubbio un noir. Matteo, uno dei personaggi, mi suggerisce che si tratta di un noir trasversale, dal taglio "esistenzialista".

Lo si può definire: una tragedia degli equivoci?

Mai definizione fu più azzeccata.

Da dove nasce l'idea?

Fulvio, un altro dei personaggi, direbbe che tutto nasce da una serata balorda. Una tavolata di amici che s'incontrano, mettono in scena quello che sono stati, celebrano il rito dell'amicizia e della giovinezza eterna...ma dietro l'angolo il destino è pronto a scatenarsi, a sovvertire i sentimenti e i legami umani, a mettere tutti contro tutto e tutti.

Prova a inventare un trailer per presentare La prossima estate.

Prenderei per buona la quarta di copertina: "Questa è una storia sulla casualità del male e della rovina. Questo non è un romanzo poliziesco. Qui dentro non contano le trame e le regole. Qui dentro contano solo i destini delle persone." E aggiungerei una frase che mi sussurra Andrea, l'avvocato in cerca della verità: "qualunque dei personaggi scegliate, a qualunque di loro vorrete appiccicarvi come un'ombra, sappiate che lo farete a vostro rischio e pericolo."

Una cosa che mi ha colpito è il titolo, che richiama suggestioni calde e dense, ma che in realtà è molto lontano dalle atmosfere del romanzo.

Credo sia molto frequente. Credo che Eco abbia addirittura scritto un saggio sull'antinomia fra titolo e contenuto dei romanzi. La prossima estate deve rappresentare qualcosa di mitico, qualcosa che è stato, che è passato e di cui si attende il ritorno, qualcosa di sacro e messianico. Qualcosa che la vita e il destino però finiscono per tradire. E questo è il romanzo.

La struttura è sicuramente l'aspetto più interessante: come nasce un romanzo a "incastro"? Il lavoro di far quadrare i conti è stato duro?

Non particolarmente, a costo di sembra immodesto, ma è la verità. Determinante è stata la scelta iniziale dei personaggi. Sono stati loro a dettarmi la trama e a creare la struttura. Ciascuno dei protagonisti voleva, esigeva, un proprio spazio e mi ha tormentato - dall'al di là del mondo letterario - finché non gliel'ho concesso.

Visto che li abbiamo citati e che sono così importanti, presentaci i personaggi.

Matteo: la sensibilità e il senso di colpa; Andrea: un edonista insoddisfatto in cerca della verità; Roberto: l'integrità che si sgretola; Fulvio: un irresponsabile che cerca redenzione.

E le figure femminili: Katia e Patrizia?

Due personaggi molti diversi. Patrizia sa quello che vuole e pensa di averlo ottenuto; Katia è sola, persa nella sua insicurezza, ma le redini della storia finiranno nelle sue mani.

Hai detto poco fa che la struttura è nata quasi come conseguenza dei personaggi. Così come è il punto di forza vero del libro, però, racchiude anche un po' il suo difetto. Ci sono cioè alcune dinamiche un po' forzate, alcuni passaggi faticosi e poco oliati.

Raccolgo la sfida. Forse in alcuni casi è una questione di mestiere. Non è facile preparare il terreno dell'eventualità di un accadimento senza rivelarlo in anticipo. Credo però che se si affronta la storia mettendosi in gioco fino in fondo con i personaggi, correndo con loro, viso contro il vento, anche i passaggi più delicati diventano svolte o scarti possibili, per quanto imprevisti e accompagnati da un profondo senso di perdita e dolore. In ogni caso ho preferito un approccio spontaneo, anche se detta così può sembrare una contraddizione in termini. Se invece si fa riferimento al fatto che molti dei percorsi finiscono per incontrarsi e intrecciarsi concedendo troppo credito alla casualità, credo che nella vita reale succeda anche di più e di peggio, basta seguire la cronaca.

C'è una componente autobiografica?

Nulla vissuto veramente in opere. Parole, pensieri e omissioni.

Il destino è in un certo senso il vero protagonista. Sei un fatalista?

Credo di sì. O meglio, credo che il destino delle persone dipenda anche e soprattutto dal loro carattere. Vale per le persone e per i personaggi. Poi c'è sempre un ché di assolutamente imponderabile.

E ora cambiamo completamente argomento: come sei arrivato alla pubblicazione?

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