La chiesa, intanto, si sta riempiendo. Il confessore nota altri fedeli che attendono il loro turno. Richiude la tendina del confessionale. E' un giorno particolare della Settimana Santa. Il Monsignore deve confessare per l'intera giornata. In più, come segno di umiltà, deve fare quei lavoretti che di solito competono al sagrestano, quali sostituire le candele finite, poi accenderle, ritirare i soldi delle elemosine, distribuire i libri della Messa e altre funzioni ancora. Deve sbrigarsi. Proprio Giustina doveva capitargli tra i piedi! Una bella grana! Come liberarsene ?

allora non mi vuoi ?

no

e se facessi uno scandalo ?

( silenzio )

baciami baciami ...

non mi tentare Satana vattene ( si fa il segno della Croce )

se io sono Satana pensa a Giovanna che è tua figlia

non ha colpe lasciala in pace è innocente e io pregherò per lei

voglio l'assoluzione

vai da un altro prete questa confessione non è valida

ergo sub specie sanctitatis multa mala fiunt

piantala con il latino così non vuoi rivedermi eh ? ma non

ti libererai di me tanto facilmente io ti amo sai chi ho sposato ?

tu lo conosci bene ...

ti supplico di andartene se volevi scaricare parte del tuo peso su di me

ci sei riuscita in pieno giustamente dovrò riflettere a lungo ho la coscienza straziata la mia penitenza sarà terribile

non basta

non basta

me ne vado ma non illuderti domani manderò Giovanna a confessarsi da te ... da te ... hai capito ?

Giustina si fa spazio tra i fedeli correndo con il velo abbassato come

si è permessa quella pazza di alzare la voce al cospetto di monsignore e di abbandonare il confessionale così precipitosamente

ostentando una superbia senza pari Francesco esce dal confessionale stravolto aspettatemi torno subito annuncia alle sue pecorelle sul sagrato scansa un gatto nero dagli occhi verdi che gli soffia col pelo ritto arcuato

non lo videro mai più

tra le cose di Lucca accadute negli anni 1621-1623.