Rottura Spontanea della Simmetria. Una delle leggi più sofisticate della Meccanica Quantistica superiore. Senza entrare in dettagli arcani, la Rottura Spontanea della Simmetria è un’alterazione auto-indotta in un sistema di particelle ad alta energia. In sostanza, per tornare a una sorta di condizione stabile, il sistema deve alterare se stesso. E a tutti gli effetti, con il suo esplosivo FINIS TERRAE (Mondadori Segretissimo 1531, settembre 2007), Danilo Arona spezza la simmetria del genere spy-story come l’abbiamo conosciuto fino a oggi.

Questa la punchline, la battuta di chiusura. Adesso, l’inevitabile passo indietro in flashback.

Imparai ad apprezzare e a stimare il talento di Danilo ben da prima che lui e io ci conoscessimo personalmente. Assieme al leggendario Valerio Evangelisti e al ribollente Stefano Di Marino, Danilo Arona rimane uno degli autori più imprevedibili e versatili della narrativa contemporanea. Vate dell’esoterismo e profeta dell’intrigo, maestro dell’inquietante e demiurgo del lato oscuro, Danilo ha alle proprie spalle una serie impressionante di romanzi, racconti, saggi, articoli (per saperne di più non perdetevi il suo website). Danilo è anche uno dei pochissimi autori italiani in grado di combinare realtà e finzione, sogno e realtà, incubo e delirio in un’unica macchina narrativa ad alta simmetrica fluidità.

Eppure, quanto contradditorio possa apparire, finis terrae nasce come una sfida proprio alla sua stessa fondazione multiforme.

Negli ultimi vent’anni il genere spy-story ha incassato due bruttissimi colpi: a) la caduta del Muro di Berlino e cannoneggiamento del Palazzo del Parlamento di Mosca (fine delle superpotenze contrapposte), il 9/11 e il trionfo in Iraq e Afghanistan della “demoKraZZia di esportazione” al napalm (fine della invincibilità dell’“ultima superpotenza”, virgolette d’obbligo). Silurato ma non certo affondato, il genere spy-story conserva comunque una serie di regole del gioco ben precise: il protagonista duro e fascinoso, la bellona ambigua e sensuale, il fetente ricco e infame, l’intrigo giocato sul filo del rasoio. Da Fleming a Ludlum, da Forsyth a Follett – citando solo i grandi maestri – nessun autore di spy-story ha mai realmente infranto queste regole. Nemmeno il mostro sacro John Le Carré le ha infrante: per quanto poderosamente e magistralmente, si è limitato a scavalcarle.

Enter Danilo Arona e FINIS TERRAE. In cui la spy-story viene rivoltata come un guanto, letteralmente.

Per cominciare, la scelta dei protagonisti: niente Bond né Bourne, niente Smiley né Dietrich. No, i leading men di FINIS TERRAE sono i classici cavalieri riluttanti con poca paura ma molti lividi sull’anima: un chitarrista italiano down on his luck chiamato udite-udite Casone, un poliziotto portoghese inviso alle alte sfere di nome Quintana. A confronto/scontro con questo improbabile sodalizio, una vera e propria falange di carogne molto prossime al carognismo assoluto: un mega-padrino pronto ad addentare chiunque gli si avvicini troppo, una black widow della mafia al cui confronto la Lucrezia Borgia sembra la Fata Turchina, un Terminator islamico di fronte al quale lo stesso Bin-Laden si metterebbe sugli attenti. In gioco, un super-virulento capace di fare piazza pulita dell’intera baracca e una profezia che sembra il verbo stesso di Lucifero.

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