La spia non viaggia per diporto, bensì per compiti che vanno dalla semplice osservazione, alla consegna o al prelievo di materiali. Passando per quelli che, con il gergo del vecchio KGB, si definivano in russo mokrie dela, lavori umidi, ed in inglese wet works. L’umido in questione è il sangue. Tali incombenze si sbrigavano in quei posti che negli anni ’50 e ’60 l’uomo della strada vedeva solo al cinema o sui rotocalchi. L’esigua categoria dei più colti, ne leggeva in libri tarati sul registro dell’esotismo. Esaminare la geografia metropolitana dello spionaggio in epoca di turismo diffuso fornisce prospettive inedite sui fondali di un’epopea di congiure.

Se le spie girano il mondo in lungo ed in largo, a Londra risiedono in pianta stabile. Specialmente ora che il fondamentalismo nutre cellule dormienti in una metropoli popolata di pakistani e simili. Lo si è capito con gli attentati nella metropolitana del 7 luglio 2005. La fine della Guerra Fredda non allenta la mole di lavoro per chi opera al servizio segreto di Sua Maestà.

           

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