Nuova avventura per il commissario Michele Balistreri, narrata per buona parte al passato. Il romanzo inizia nel 2018. Balistreri è anziano, in pensione ed ha finalmente un rapporto sentimentale stabile con Bianca, una ex PM. Si trova a Lampedusa perché la figlia e il suo compagno africano, conosciuta quando lui aveva già sessant’anni, ha adottato un bambino nero sopravvissuto a uno dei tanti naufragi sull’isola. Nei lunghi momenti di ozio e di spleen malinconico, Balistreri rievoca due indagini che aveva condotto in Sardegna tanti anni prima.
L’azione inizia nel 1984 fra la costa Smeralda e la Sardegna interna, in Barbagia, allora tristemente nota a causa dei rapimenti. Il Giovane Balistreri viene inviato da Roma in Sardegna per risolvere in fretta e con metodi poco ortodossi il rapimento a cui segue la morte di una bambina figlia di commercianti di Dorgali. A Balistreri viene affiancato un giovane agente sardo, Martiradonna, che ha studiato filosofia e ama la poesia: il commissario mal lo sopporta, al contrario il giovane agente ne subisce il fascino personale, lo ammira nel suo modo a dir poco disinvolto di gestire le situazioni più rischiose, il suo mordere la vita. L’agente ha una moglie barbaricina che farebbe qualsiasi cosa per lasciarsi alle spalle la Sardegna e tutte le brutalità che ha subito nella sua famiglia e dagli uomini che l’hanno avvicinata. La vicenda del rapimento della bambina si conclude con la vendetta da parte del padre della bambina nei confronti del rapitore, appartenente a una nota famiglia di pastori del Supramonte. Balistreri torna alla Omicidi di Roma e gli viene assegnato il caso della morte di un tecnico di installazione di impianti di sicurezza, caso al quale si applica poco, distratto com’è dalle partite di calcio dei Mondiali e dagli approcci con le ragazze straniere. Intanto in Sardegna Il bambino di una famiglia bene italo-americana che ha affittato una villa in Costa Smeralda viene rapito e la bambinaia uccisa. Il lettore sa fin dall’inizio chi è stato: interessante è l’evoluzione psicologica dei personaggi principali nell’arco di pochi mesi. Balistreri non si rende conto subito di cosa si muove dietro le quinte, così assisterà a una catena di omicidi in cui non si riesce a tenere la conta dei morti. Per fortuna c’è un finale sereno che riesce a restituire la pace a Michele e a dare un senso positivo alla catena di morti. Non mancano mai le Gitanes e il Lagavulin a fiumi nella vita di Michele Balistreri, “trent’anni da bandito, e poi quarantacinque da poliziotto.” (p. 12)
La trama, molto complessa anche perché alimentata da altre trame minori che poi confluiscono nella principale, è molto avvincente. I numerosi personaggi sono ben caratterizzati e coerenti nelle azioni che compiono e nel modo di pensare e di parlare. Inoltre, si evolvono nel corso del tempo.






