Nel 1948 il britannico George Orwell scrive una pietra miliare della letteratura mondiale: “1984”. La data invertita (48-84) strizzava l’occhio al lettore e gli diceva: «sì, il mio romanzo si svolge nel futuro... ma in realtà parlo di cose attuali!» Ogni anno, da allora, è sempre più incredibilmente simile alle cupe atmosfere della creazione orwelliana, fino al punto che la sua più suggestiva ed inquietante invenzione (il Grande Fratello, che continuamente spia e giudica le azioni di ogni cittadino) è diventata purtroppo il titolo di una popolare trasmissione televisiva: il monito dell’autore contro l’eccessivo controllo dello schermo televisivo sulla vita e sul pensiero della gente si è avverato in tutta la sua forza (malgrado film come l’ottimo “Truman Show” e il divertente “EdTV” avessero messo in guardia dal pericolo imminente, così come il durissimo “Live - ascolti record al primo colpo” ha ribadito l’ammonimento). Ma torniamo all’argomento di cui trattiamo in questa rubrica.

Il traduttore

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