Una storia che si dipana tra il 1917 e il 1952 sullo sfondo di due Spagne, quella della Prima guerra mondiale e quella del franchismo divenuto ormai consolidato regime. Nel mezzo, naturalmente, la Seconda guerra mondiale. Nelle prime pagine l’omicidio di un uomo da parte di tre giovani di un paese di pescatori. Comincia così il romanzo di Jorge Diaz “La spia”, edito da Ponte alle Grazie. La vittima si chiamava ufficialmente Ion von Rolland, col titolo di Barone, ma sapremo ben presto che non è il suo vero nome. In realtà si chiamava Isaac Ezratty, probabilmente ebreo sefardita, originario di Salonicco, ma si presenta come tedesco, ha pure dei numeri sul polso che denunciano – forse – un internamento in un campo di concentramento tedesco. Ma lavora per i tedeschi. Chi è veramente?
Su questo mistero s’innesta il romanzo, che non svela subito il mistero che lo avvolge. A indagare sul delitto viene mandato a Mojàcar, dove von Rolland si era stabilito, il caporale della Guardia Civil Javier Bermejo, un poliziotto alla sua prima indagine su un omicidio, ma il caso si rivelerà un osso duro per il poliziotto proprio per la misteriosa e complessa identità della vittima. Non a caso si rivelerà ben presto essere una spia, fiduciario dei tedeschi, tanto da essere dotato di notevoli mezzi economici che gli consentono di vivere e agire con grande liberalità. Una spia in azione già dalla Prima guerra mondiale, con un pedigree che lo ha visto protagonista non solo in Spagna, ma anche in Argentina, e oggetto di attenzioni da parte dei servizi segreti inglesi la cui trascrizione degli interrogatori dei quali von Rolland sarà oggetto si alterna ai capitoli che intrecciano, forse, il suo passato lontano a quello più vicino, lasciando intendere di non essere una spia qualsiasi, bensì un diretto esecutore dei vertici dell’intelligence tedesca. Non a caso rispondeva direttamente agli ordini di Wilhelm Canaris, il numero uno.
Senza rivelare altro di una storia particolarmente intrigante che mescola un omicidio a una personalità del genere si capiranno le difficoltà del giovane caporale, via via che apprende altre cose sull’uomo. Una, ad esempio, e a dispetto del suo fisico tozzo, era quella di essere stato – sempre – un tombeur de femme, tanto da non facilitare il compito del povero poliziotto, che racconta il suo smarrimento in lettere che scrive alla fidanzata Ines, promessa sposa. Tra l’altro, il caporale Javier Bermejo annaspa sia nelle indagini, sia nella volontà di restare fedele a Ines, distratto dal fascino della figlia di un maggiorente del villaggio, proprietario delle miniere della zona, avezza a farsi i giovani del paese senza mai creare illusioni di matrimonio, anzi spegnendole rifornendo loro denaro perché se ne vadano, emigrino, com’è desiderio di tutti i giovani del paese, verso il nuovo mondo in cerca di fortuna.
Insomma, gli elementi che inzuppano – è il caso di dirlo – la personalità, la vita e i conti in sospeso del misterioso barone Ino von Rolland, alias Isaac Ezratty, presunto ebreo, presunta spia tedesca, con un passato che lo colloca tra Barcellona, Berlino e Buenos Aires sono tali da complicare gli esordi investigativi del povero poliziotto, mentre il lettore, a sua volta, viene trascinato in una storia avvincente che gli fa scorrere velocemente le pur fitte 468 pagine che compongono il romanzo. Ma non basta questo per restare avvinti ad esse, contribuiscono anche gli ambienti d’epoca che si alternano attraverso i capitoli, i diversi personaggi, dalle entraîneuse sensibili alla facile corruzione ai poliziotti corrotti agli uomini traditi dalle loro donne.
Due ultime parole sull’autore Jorge Diaz Cortes, poco conosciuto in Italia, dove ha pubblicato in precedenza un solo romanzo “La collezionista di lettere”, uscito nel 2015 con Piemme, mentre è più noto con lo pseudonimo di Carmen Mola, nome de plume dietro il quale si cela un terzetto di autori: oltre a Jorge Diaz, anche Augustin Martinez e Antonio Santos Mercero, creatori insieme della ispettrice Elena Blanco, la serie thriller edita in Italia da Salani.






