La Longanesi porta in libreria un nuovo thriller di Mirko Zilahy: L'uomo del bosco (2021).

La trama

Il professor John Glynn, scienziato di fama mondiale, è al lavoro su una speciale sonda geofonica, SismoTime, che ascoltando la voce del nostro pianeta – i movimenti nelle profondità della crosta terrestre – sarà in grado di prevedere ogni tipo di terremoto con grande anticipo salvando milioni di vite umane.

Nel momento in cui presenta la sua invenzione alla stampa, John Glynn è una stella del firmamento accademico, ma nessuno sa che la causa scatenante di quella ascesa straordinaria ha una precisa data di nascita: il 19/04/1990, quando, poco prima dell’alba, suo padre Liam Glynn – il grande eretico delle scienze geologiche degli anni Ottanta – scompare nell’esplosione di una miniera in Belgio insieme alla sua squadra di estrattori. Da quel tragico giorno sono trascorsi trent’anni e per John la memoria di quel tempo si è polverizzata in un oblio nebuloso. Almeno finché la sua famiglia non si trasferisce nella casa che affaccia sulla fiabesca Civita di Bagnoregio, la città che muore.

Da quel momento una serie di eventi straordinari – la scomparsa di una sonda nei boschi di Civita, l’apparizione di un poliziotto con una VHS appartenuta a suo padre, gli SMS che riceve da vecchi compagni di scuola e quella voce che abita i suoi incubi, notte dopo notte – sconvolge la vita perfetta del professore. Come se con un gesto magico avesse spalancato un abisso da cui affiorano pezzi di un mosaico spaventoso, John si ritroverà a fare i conti con un passato sepolto sotto gli strati di un peccato originale antico quanto è antico il mondo. Perché nel bosco dell’infanzia si nasconde il segreto più spaventoso. È lì che ci aspetta. Ed è lì che lo ritroveremo.

L'incipit

I cinque arrivarono con la prima luce del giorno. Si tenevano per mano, formando una piccola catena umana. Gli occhi umidi di lacrime e nebbia.

Aveva nevicato tutta la notte e faceva ancora buio quando erano scivolati fuori casa. Lo avevano cercato per ore nel bosco, tra i rovi di more, nell’acquitrino a est, fra le baracche straripanti di corvi e di gabbiani. Avevano controllato nel rifugio sulle sponde del canale. E tra le acque. Avevano strillato il suo nome senza ottenere risposta. Poi erano usciti dalla boscaglia, sotto il manto di un cielo cobalto. Sul terreno innevato una grata copriva il pozzo di aerazione dell’impianto. Il buco si spalancava sul cuore palpitante della terra da cui emergeva una coltre di fumi e di vapori, simile a un sospiro spettrale.

Non dovevano spingersi fin lì, ma non c’era rimasto altro luogo. Severe come le parche, tre ciminiere d’acciaio li scrutavano sfidando i cirri più bassi. Sopra la boscaglia, un nugulo di storni gridò e un sussurro s’arrampicò dal centro dell’inferno, oltrepassò la griglia e dissolse la nuvola. In quell’istante, tenendosi per mano come una sola creatura, i bambini chinarono lo sguardo sopra la vertigine del pozzo. E la riconobbero: in mezzo a quella specie di graticola c’era una scarpa gialla. Si scambiarono occhiate vuote di speranza e si spostarono piano lungo il bordo. Qualcuno notò che aveva un laccio strappato. Un altro, il più grande di loro, indicò una chiazza di ghiaccio sulla grata. Era sporca di sangue.

Solo due notti prima, tutti e sei avevano trascorso la sera a raccontarsi storie, mangiare patatine e cantare a squarciagola nel relitto di una Renault Espace abbandonata sull’argine del canale. Finché, per puro caso o per destino, il fanale della macchina si era acceso penetrando nel fitto del bosco. Per un istante il fascio di luce aveva frugato tra le fronde. E in quel balenio d’istanti aveva inchiodato persino il tempo. Nessuno aveva fatto un fiato. Uno aveva visto qualcosa. Alla fine, se n’erano accorti tutti.

E qualcosa si era accorta di loro.

L'autore

Mirko Zilahy, nato a Roma nel 1974, ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il Corriere della Sera ed è stato editor per minimum fax, nonché traduttore letterario dall’inglese (ha tradotto, tra gli altri, il premio Pulitzer 2014 Il cardellino di Donna Tartt e il celebre bestseller Mystic River di Dennis Lehane). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016 facendo conoscere ai lettori il personaggio di Enrico Mancini, è stato un grande successo di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018) tutti editi da Longanesi. 

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Info

ISBN 9788830446922 - Maestri del thriller – 384 pagine