È opinione comune che chi dice Agatha Christie dice giallo… Invece non è del tutto vero!
Sotto lo pseudonimo Mary Westmacott negli anni Quaranta la scrittrice inglese scrisse una serie di romanzi di difficile classificazione e “Il deserto del cuore” è uno di questi. Non è un romanzo “rosa” anche se tratta di sentimenti, non è neppure di formazione anche se la protagonista, una donna inglese di mezz’età, durante l’attesa di un treno che la condurrà ad Aleppo e poi a Istambul, ha una vera e propria crisi di panico che la porta a mettere in discussione tutta la sua personale visione del mondo e, conseguentemente, l’impostazione della vita fino a quel momento. Il romanzo non è una critica alla società inglese degli anni fra il 1930 e il 1940 né tanto meno una denuncia sociale, ma una discesa in profondità nell’animo di una donna borghese superficiale, profondamente ripiegata a sé stessa e dai tratti razzisti.
Sicuramente è un romanzo psicologico dalla struttura interessante: attraverso continui flash back che la riportano all’infanzia, al matrimonio con Rodney, ai rapporti spesso burrascosi con i figli, a quelli con i conoscenti e con tutti quelli che la circondano, Jane nella solitudine obbligata di una rest house in pieno deserto iracheno perde a poco a poco tutte le false certezze che l’avevano accompagnata fino a quel momento. Ricordare molte vicende della sua vita di piccola borghese le provoca sofferenza, sensazione destabilizzante che ha sempre evitato. A poco a poco scoprirà di non aver mai capito fino in fondo suo marito e i suoi figli, di aver creduto di fare il loro bene mentre soddisfaceva soltanto i suoi desideri, ammantandoli di argomentazioni pratiche. La presunzione nel ritenersi infallibile, nel rappresentarsi come moglie e madre perfetta, nel valutare le persone superficialmente e senza tentare mai di capirle in profondità, sembra sfaldarsi durante il viaggio di ritorno in Inghilterra. Tuttavia, la catarsi non avviene. I buoni propositi svaniranno nel momento in cui ritorna a casa. Non saprà mai che è stato proprio il marito a mantenere nel corso degli anni rapporti affettuosi e confidenziali con i figli.






