Nel tuo romanzo “Memoria del sangue”, recentemente ristampato in ebook da Mezzotints (notizie/14634/), tornano alcuni elementi, il sangue, la memoria, il labirinto, una bicicletta, rossa e veloce come il sangue. Giochiamo un po' con queste parole, parliamo di paura, di scrittura, anche ovviamente di questo romanzo, dei suoi personaggi e del suo autore, un po' enigmatici un po' no, tanto da svelare qualcosa oppure no e magari invogliare i lettori ad approfondire leggendo il tuo romanzo. Come in un delirio, come in una visione, come nel tuo romanzo, appunto

Gli elementi che tornano e ritornano, rendono già il concetto di memoria. Ma non solo. Il retaggio del nostro sangue ci accompagna geneticamente durante la vita, preparandoci e in qualche modo indirizzandoci verso la morte. Tutto questo fa paura, così come la scrittura a volte, quando colpisce nel segno. Paura come fascinazione, un mezzo enigmatico per capire come siamo fatti e trovare la strada per affrontare i nostri sogni e di conseguenza i nostri incubi quotidiani. Percorrendo il labirinto delle pulsioni... 

Il labirinto come rappresentazione di un cervello, sempre pieno di risvolti inaspettati, di ossessioni che ci sorprendono ad ogni svolta. Ma un labirinto può essere mai considerato vuoto se è già pieno dei suoi svincoli continui? Però è pur sempre un oggetto inanimato se non si introduce un essere vivente che lo percorra. E come un'idea nel cervello, non si sa che strada possa prendere e rincorrerla non è gioco facile. E ci si può perdere in un cervello preda delle proprie paure... 

Il labirinto come lo vedo io. Come è anche espresso all’interno del romanzo, è un posto dove ci si può esercitare a ritrovare la strada. Un allenamento per la vita. Il piccolo protagonista di Memoria del sangue, riesce a comprendere questa semplice regola. Terrificante e liberatoria. E affronta una sorta di prova iniziatica per crescere e vincere la battaglia contro la fragilità del corpo e della mente proprio dentro a un labirinto.

Nel caso di questo libro il tema era stato praticamente fissato dal committente, una serie di prestigiosi medici ematologi, ma di solito come scegli gli argomenti per scrivere un romanzo horror, o ti cercano loro? Ce li hai già nel sangue, nella testa / labirinto? Ti aggrediscono di notte e invadono il cervello? Li vai a cercare introducendoti indifeso nel labirinto? 

Ogni romanzo da affrontare, da scoprire, da trovare dentro, in fondo, ha la stessa entusiasmante peculiarità di un intrico di strade da percorrere per arrivare alla salvezza, una liberazione dal male incombente che coincide, di solito ma non sempre, con la parola: “fine”. Per quanto mi riguarda, quasi sempre, e non solo nella scrittura, cerco delle sfide da affrontare, sfide che ovviamente vengono lanciate da qualcuno. Un editore che ti fa un nuovo contratto e vuole vendere tante copie, tanto per dirne una. Oppure un curatore che vuole una storia che sia in linea con un suo concept personale/particolare. Nel caso di Memoria del sangue, tutto è partito come un gioco vero e proprio. Il committente era la casa farmaceutica Baxter, produttrice fra le tante cose, di un valido farmaco per emofiliaci, che, con la complicità di un editor della Casa editrice Carrocci voleva elargire un regalo speciale agli illustri ematologi italiani, una sorta di gadget omaggiante: un romanzo giallo che avesse in qualche modo al centro della trama il problema dell’emofilia e dove venisse usato il farmaco di cui sopra. Quando mi venne fatta la proposta io sapevo molto poco di quella malattia. Ricordo il pomeriggio trascorso alla sede principale della Baxter a Pisa, a parlare con i responsabili del progetto. Le delucidazioni in merito alle problematiche dei malati di emofilia, i meccanismi della malattia e i principi di azione del farmaco. Me ne tornai a casa con diversi opuscoli e alcuni librettini che trattavano di tutto quello che mi sarebbe potuto servire per svolgere bene il mio lavoro di scrittura. Dopo essermi studiato bene tutto quel materiale, mettendomi davanti al computer, quasi subito mi scaturì nella mente, vai a sapere perché, l’immagine di un bambino che scappava da qualcosa di terribile dentro a un labirinto. Una scena che non era certo nuova e ricordava per certo versi quella di un film cult di un certo Kubrick tratto da un libro di un certo King, Shining nella fattispecie. Una storia che con il sangue aveva però poco a che fare. Ma che con i poteri paranormali ci andava a nozze, come si dice. Così cominciai a immaginarmi come poteva essere quel bambino lì dentro a quel labirinto. Un piccolo malato di emofilia. Che deve stare attento a tutto, perché tutto può diventare pericoloso, persino una banale corsa in bicicletta.

Provai a pensare a cosa poteva avere di speciale, quel bambino, oltre al fatto di essere malato. Quali poteri avrebbero potuto trasformare la sua diversità in un punto di forza? La soluzione si trovava nel sangue, ovviamente. E nella sua memoria. Quel bambino lì, quando sanguinava poteva entrare dentro la mente di un assassino mentre colpiva. I suoi occhi diventavano i suoi. E la cosa così cominciava a diventare davvero interessante. Così avevo trovato la strada da percorrere dentro al labirinto. Nessuno avrebbe più potuto fermarmi. Eh.

E non lo so se quelle idee, in realtà, mi stessero già aspettando nel luogo magico dove attendono di uscire tutte le storie del mondo. Non so nemmeno se esiste davvero, anche se mi piace tanto pensarlo, un magazzino del genere. Comunque anche quella volta, come tutte le altre volte, come in tutti i miei romanzi del resto, proprio come se tutto fosse già scritto, una parola dietro l’altra come un’emorragia inarrestabile, buttai giù la prima stesura nel giro di pochi giorni.

La memoria del sangue era nato, per servirvi, amici vicini e lontani!

Sangue. Legami di sangue, il sangue ci parla attraverso i secoli di generazione in generazione. Senza sangue non siamo nulla, il cuore non pompa, non c'è vita, siamo contenitori vuoti. Il sangue è vita e morte. Il sangue ci spaventa. Il sangue versato, che si ha paura di versare, il sangue che ci riempie e che a volte ci soffoca con la sua presenza.

I legami sono al centro della trama. Certo. Quelli di sangue ma non solo. La genetica dell’ossessione. Il collegamento sinaptico che si instaura fra esseri che non riescono a fare i conti con le proprie ossessioni. Un legame di sguardi. La genetica della visione. E il sangue, padrone della vita e della morte che fa da ponte, che battezza tutto quanto, sacralizzando persino l’omicidio.

Sangue e memoria,  il sangue nei ricordi. Il sangue che ci lega o divide da qualcuno. Il sangue che ci trasmette informazioni. Quanta angoscia dal sangue?

Angoscia, e rassicurazione direi. Il suo scorrere ci rende vivi. Il suo sgorgare ci uccide.  Il sangue veicola le informazioni della nostra genetica, e non solo, connota la malattia e la sanità. In qualche modo è un giudice (istruttore?) che ci racchiude dentro a un canone di sopravvivenza interiore e esteriore. Angoscia e sollievo si alternano sempre. Solo sanguinando si può riuscire a scrivere e quindi a vivere. Occorre imparare a farlo in modo che sia costruttivo. Senza svuotarci del tutto. Solo per vincere il dolore e condividerlo con gli altri come se fosse un tesoro inestimabile. Questa deve essere la scrittura. La scrittura come un combattimento of course!

La bicicletta, la macchina, due oggetti che prendono velocità e che ci portano lontano, ma che se perdono il mantenimento della traiettoria deragliano e causano incidenti, come il sangue che va fuori dalle vene o dalle arterie e causa qualcosa di grave, emorragia o interna esterna, brutte parole che sanno di sofferenza, di morte. Qualcuno può salvarsi qualcun altro no. Come nel caso dei personaggi di questo romanzo...

Torniamo al discorso iniziale dei percorsi. E delle sfide da accettare e da vincere. Il piccolo Alessio cerca di affrontare molto emblematicamente la sua corsa in bicicletta attento a non cadere. Perché se lo fa, il Mostro di sangue potrebbe arrivare per portarlo via per sempre. Favolistica espressione della lotta per la sopravvivenza da affrontare per divenire esseri umani migliori: più forti. Lui affronta la propria paura, in groppa alla rossa, la sua bici nuova fiammante. E alla fine la cosa più importante non è tanto il fatto che possa riuscirci o meno. La cosa fondamentale è trovare il coraggio di combattere, di correre dei rischi sempre e comunque per quello in cui si crede, passando da noi stessi e dalle nostre fragilità, sempre quelle.

In “Memoria del sangue” ci sono alcuni omaggi a registi, scrittori, romanzi e film famosi che rendi noti alla fine nella tua postfazione. L'omaggio come visione che torna per essere rivissuta, reinterpretata e masticata e digerita, esorcizzata forse?

Tutti quanti siamo parte e in qualche modo attingiamo a piene mani al serbatoio ricolmo dell’immaginario collettivo. Gli artisti assorbono e condividono sintonie. L’interpretazione di una stessa cosa attraverso sensibilità differenti rende la letteratura come un magma universale a cui attingere, da cambiare e da mutare a piacimento. Da rendere originale attraverso il già detto filtrato da quello che siamo. In tutti miei romanzi, esiste sempre una soundtrack, con tutti i brani musicali che mi hanno accompagnato durante la scrittura, musiche che gli stessi protagonisti a un certo punto della loro vicenda ascoltano. Ma non solo. Ci sono anche i film che mi hanno in qualche modo condizionato per il fatto stesso di averli visti e amati. E per ultimo i libri, ovvio. Credo che sia importante rendere grazia a tutti questi preziosi testimonials della mia creatività…

Mezzotints: una casa editrice, una visione... Alan D. Altieri un sanguigno scrittore che cura la collana Prisma in cui è stato pubblicato il tuo romanzo e che lo precede con una prestigiosa prefazione...

Una visione, hai detto bene. I tipi di Mezzotints sono gente tosta e appassionata che osano guardare oltre. Lontano. E sono molto contento di aver realizzato questo progetto di riscrittura e di pubblicazione digitale per loro e con loro. Per guardare lontano assieme, veh.

Poi Sergione. Alan D. Altieri. Un grande amico che ha scritto parole anche troppo belle per me e per questo romanzo. Parole sentite. Perché fra guardiani del labirinto, ci si intende: sempre.

Gianfranco Nerozzi ha pubblicato numerosi racconti e romanzi per diverse serie, molti per la collana Segretissimo di Mondadori. Altri romanzi: Ultima pelle (Edizioni Eden, 1991, pubblicato con lo pseudonimo F.J. Crawford), Le bocche del buio (Polistampa, 1993), Ogni respiro che fai (AdnKronos, 2000), Memoria del sangue (Carrocci, 2007), Il cerchio muto (Editrice Nord, 2009), Continuum (Tre60, 2012). Nel 2003 ha curato l'antologia di racconti horror italiani In fondo al nero (Mondadori, Urania). Alcune sue novelle sono presenti anche nelle raccolte Anime nere e Bad Prisma (Mondadori) e Incubi, (Baldini Castoldi Dalai Editore). Sito Web: www.gianfranconerozziofficial.com.

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