Dalla Norvegia è arrivato un nuovo thriller mozzafiato, La biblioteca dell’anatomista (Nord 2012), ma stavolta insieme a serial killer, morti misteriose e violente torture troviamo elementi letterari difficilmente collegabili al genere: citazioni, atmosfere e richiami stuzzicanti alla poetica di autori come Poe e Borges.

Ne parliamo con l’autore, Jørgen Brekke, nome di cui sicuramente sentiremo ancora parlare a lungo.

                

La prima domanda è per i lettori italiani che ancora non ti conoscono: chi è Jørgen Brekke?

Be’, sono un padre di famiglia di 43 anni che vive nella città norvegese di Trondheim. Ho una laurea in letteratura ed ho lavorato come insegnante prima di iniziare a scrivere. Oltre alla letteratura e alla storia mi piace giocare a football e viaggiare con la mia famiglia. Mi considero una persona tranquilla e creativa, con il senso dell’umorismo, ma per questo dovresti chiedere a mia moglie.

                    

Come ti è venuta l’idea del romanzo “La biblioteca dell’anatomista”? E perché hai scelto quel titolo originale?

Il titolo originale, “Nådens omkrets” (La circonferenza della grazia), è ispirato alla frase che ricorre per tutto il mio libro, che suona come “Dio è una sfera il cui centro è ovunque e la cui circonferenza è in nessun luogo”. La citazione può trovarsi in molte varianti, andando indietro nella storia.

     

Per continuare a leggere l’intervista, ecco il link: rubriche/12425/