Alcuni versi su una lapide, un nome.
Inizia così il racconto della vita di Manolis Fourtounis, poeta greco iscritto al KKE (Partito Comunista di Grecia). Le voci di chi lo ha conosciuto fanno emergere il ritratto di un uomo fedele a sé stesso e alle proprie idee, restituendoci una biografia che attraversa un momento oscuro della storia del suo paese nell’immediato secondo dopoguerra.
Imprigionato e torturato, Fourtounis vive una lunga odissea da un carcere all’altro e solo nel 1974, con il governo democratico di Konstantinos Karamanlis, potrà riabbracciare la libertà.
Nel suo nuovo romanzo dallo stile intimo e coinvolgente, Diego Zandel ripercorre un periodo forse poco conosciuto e ricordato del recente passato greco: i cosiddetti “anni di pietra”.
Figlio di esuli fiumani, Diego Zandel è nato nel campo profughi di Servigliano nel 1948. Ha all’attivo una ventina di romanzi, tra i quali Massacro per un presidente (Mondadori 1981), Una storia istriana (Rusconi 1987), I confini dell’odio (Aragno 2002, Gammarò 2022), Il fratello greco (Hacca 2010), I testimoni muti (Mursia 2011). Esperto di Balcani, è anche uno degli autori del docufilm Hotel Sarajevo, prodotto da Clipper Media e Rai Cinema (2022). Nel 2022 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dell’isola di Kos e nel 2023 ha ricevuto il Premio Fulvio Tomizza.






