Da sei anni un gruppo di amici, per lo più scrittori alle prime armi, si riuniscono per passare la notte di Halloween nello chalet di uno di loro: oltre al piacere di stare insieme, il motivo della riunione è quello di leggere a turno storie di fantasmi o del soprannaturale in genere. Possono essere storie celebri (come “Heavy Set” di Ray Bradbury, edito in italiano come “Il peso massimo” ma qui stranamente chiamato “Gioco pesante”) o appena scritte da uno di loro, ma l’importante per questo gruppo di amici è che siano paurose.

Quest’anno Rob manca all’appello – e Lesley, sua amante, ne soffre – ma vuole comunque partecipare inviando per posta un suo nuovo racconto, intitolato “Il cerchio”; sarà Lesley, con malcelata commozione, a leggerlo quando arriverà il suo turno. «Erano sei anni che la sera di Halloween si riunivano nel capanno sul lago, per leggere racconti di fantasmi.» La parte squisitamente metaletteraria lascia ben presto spazio al soprannaturale: «Non erano preparati a ciò che avvenne quella sera del 31 ottobre.» Ed infatti i personaggi non lo sono.

La lettura del racconto scandisce la realtà esterna, e tutti gli orrori in esso descritti prendono vita finché il gruppo di amici non siede davanti al camino in circolo – ma non sarà questo il motivo del titolo del racconto! – a decidere il da farsi. Bruciare il libro per far smettere quell’orrore? Ma se così facendo ne rimangono prigionieri? Sbirciare il finale? Un finale ben scontato, visto l’andazzo della serata. L’unica soluzione è usare il libro per modificare la realtà: riscrivere il finale aggiungendo una semplice riga. Una riga che chiuderà il cerchio... Una figura geometrica che non inizia ma che soprattutto non finisce mai...

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