La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di novembre (n. 1450) presenta: Il gatto dalle molte code (Cat of Many Tails, 1949), di Ellery Queen.

Il romanzo arriva per la prima volta in Italia nel 1954, come numero 33 della storica "Serie Gialla" Garzanti, con la stessa traduzione di Carlo Borelli.

La trama

Il locale delle 10.35 in arrivo da Horston porta un macabro carico. È il caposquadra dei facchini a notare per terra, nell’ultimo scompartimento della carrozza di prima classe, un cappello maschile di feltro marrone. Da sotto un sedile sgorgano due rivoli di sangue che hanno inzuppato la moquette. Il corpo di un uomo giace raggomitolato nel suo abito di tweed blu a righine bianche, con ferite di arma da fuoco alla testa. Attraverso i finestrini chiusi, ghiacciati per la brina, nessuno avrebbe potuto vedere dentro dall’esterno. Ma chi ha sparato deve comunque possedere un notevole sangue freddo, avendo probabilmente agito nel tratto più lungo percorso dal treno fra due stazioni, che dura non più di sette minuti, per poi dileguarsi. Un bel rompicapo per il sovrintendente Ross, ulteriormente complicato dal fatto che intorno alla vittima, un industriale, gravita una nutrita cerchia di candidati al ruolo dell’assassino. E la chiave di tutto il rebus sembra appesa a un paio di banalissimi biglietti ferroviari.

L’incipit

Lo strangolamento di Archibald Dudley Aberaethy fu la prima scena della tragedia in nove atti che ebbe come ribalta New York e alla quale la città reagì in modo a dir poco sconsiderato.

D’un tratto più di sette milioni e mezzo di persone in un area di quasi ottocento chilometri quadrati sembrarono aver perduto la testa. Il centro del fenomeno fu Manhattan, quella Gotham che, come osservò il "New York Times" nel momento peggiore della crisi, era stata ispirata da un leggendario villaggio inglese i cui abitanti erano noti per la loro stupidità. Non fu un'allusione troppo felice, perché non c’era nulla di comico nella realtà. L'ondata di panico causò più lutti del Gatto stesso; ci furono molti casi di psicosi, e, fino a quando gli psichiatri non avranno studiato le nevrosi della prossima generazione, non si saprà quali traumi abbiano subito i bambini a causa degli spaventi sofferti dai propri genitori.

Studiando più tardi l'episodio, gli scienziati si trovarono d’accordo su alcuni punti specifici. Uno di loro accusò i giornali. Certo la stampa newyorkese non può negare una certa responsabilità a proposito di quanto avvenne, e l'obiezione del direttore dell’“Extra”, per il quale i giornali devono riferire al pubblico gli avvenimenti secondo il loro sviluppo e la loro durata, era plausibile ma non giustificava il fatto che l'attività del Gatto avesse trovato tanta macabra e minuziosa illustrazione. Scopo di questo modo di agire era, naturalmente, quello di vendere un maggior numero di copie, scopo raggiunto così in pieno che un direttore di quotidiano ammise in privato; “Li abbiamo veramente terrorizzati".

L'autore

Ellery Queen è lo pseudonimo dei cugini statunitensi Frederic Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971), che insieme hanno dato vita a una delle firme più prestigiose nella storia del giallo. Il personaggio da loro creato ha raggiunto una vastissima fama come autore di romanzi e racconti, e ha promosso il recupero di opere del passato e la scoperta di nuovi talenti curando antologie e riviste come l’“Ellery Queen’s Mystery Magazine”, per decenni il più importante periodico di narrativa poliziesca al mondo. È stato tra i fondatori dell’organizzazione Mystery Writers of America e ha vinto più volte il premio Edgar.

Info

Il gatto dalle molte code di Ellery Queen (I Classici del Giallo Mondadori n. 1450), 240 pagine, euro 5,90 – Traduzione di Carlo Borelli