Racconto INEDITO in Italia.

Apparso originariamente su “All-Story Weekly” il 18 dicembre 1915

Titolo originale: The Tenth Question

Traduzione di Roberto Chiavini per ThrillerMagazine

«Dr. Nasmyth?» domandò la voce all’altro capo del filo.

«Sì»

«Sono il signor Varian e abito al numero 29 di West Eleventh Street. Vorrei vedervi al più presto».

Nasmyth si accigliò. La prospettiva di abbandonare pantofole, pipa e libro per affrontare la pioggia mista a neve di quella notte di febbraio era tutt’altro che piacevole.

«Verrete, vero?» insisteva la voce, che sembrava appartenere a un vecchio.

«Sì»

«Molto bene, grazie. Arrivederci».

Nasmyth borbottò un’imprecazione fra i denti e riappese. La sua carriera medica aveva passato da tempo il limite entro il quale ogni nuovo paziente rappresenta una lieta sorpresa.

Nondimeno, mantenne la parola. Quindici minuti più tardi si presentò davanti al numero 29 della West Eleventh, un edificio in mattoni di tre piani, con tutte le imposte delle finestre ben serrate, contro il vento impetuoso che lo schiaffeggiava con forza.

Fu Varian in persona ad accoglierlo sulla soglia. L’occhio attento del medico vide un uomo massiccio dalla barba folta di forse sessantacinque o settant’anni, con un’espressione gioviale e uno sguardo gentile appena visibile dietro gli occhiali dalle lenti molto spesse. La casa, al buio tranne l’ingresso e la biblioteca, lo colpì per la qualità del mobilio: è l’appartamento di uno studioso, pensò il dottore.

Varian lo accompagnò in biblioteca e gli offrì del liquore. Fu molto deciso nel volergli offrire di persona un bicchiere di roba forte.

Nasmyth non si oppose, visto che uno Chartreuse caldo e pastoso sarebbe stato più che benvenuto dopo aver affrontato una serata del genere. Dopo che il medico ebbe bevuto, Varian si accomodò a sedere e iniziò a descrivere alcuni sintomi... ma Nasmyth non riuscì mai a valutare, perché il narcotico presente nel liquore lo stese come se fosse stato colpito da una randellata alla nuca.

Era già mattino quando riprese faticosamente conoscenza. Scoprì di essere disteso sopra una coperta scozzese distesa su di un pavimento di cemento; non aveva più i suoi abiti, sostituiti da una specie di kimono giapponese e delle calze bianche ai piedi.

Sbalordito, si rimise in piedi a fatica per trovarsi davanti a Varian che lo guardava attraverso delle sbarre metalliche.

Il vecchio sorridendo fece una sorta di inchino con la testa, quando si accorse che gli occhi del dottore si erano aperti.

«Buongiorno» disse come un ospite perfetto. «Spero che abbiate dormito bene. La pozione che vi ho somministrato dovrebbe averlo consentito, a ogni buon conto. Ho imparato la ricetta segreta a Nagasaki. Straordinariamente efficace, non trovate?»

Il contegno dell’uomo - dal momento che Nasmyth aveva ormai compreso di essere stato intrappolato per qualche oscuro motivo - unito allo stordimento che ancora lo avviluppava, tolse al dottore ogni velleità di replica, e si limito a restare attonito seduto sulla coperta.

Varian lo guardò con un certo cinismo e il suo sorriso si fece più amaro.

«Stupido come tutti gli altri, a quanto vedo» sottolineò aspro. «E questi sarebbero gli uomini cui dobbiamo affidare la nostra salute, la nostra vita!»

Quel commento spinse Nasmyth a reagire. Nonostante la testa fosse ancora preda di nebbie confuse, riuscì a ricambiare lo sguardo del vecchio con una certa convinzione. I due si fissarono per qualche istante, l’uno carico di livore, l’altro di altrettanto eloquente disprezzo.

Alla fine, Nasmyth riuscì ad articolare una domanda: «Cosa significa questa messinscena? Cosa...». «Nessuna messinscena, solo la semplice realtà!» lo interruppe Varian. «Se ogni vostro giudizio si rivelerà fallace come quello appena espresso, il mio servigio occulto a vantaggio di tutto il genere umano si arricchirà ben presto di un’altra medaglia, e al tempo stesso il mondo intero si sarà liberato di un altro emerito ciarlatano!»

II

A quell’ulteriore commento sprezzante Nasmyth scattò in piedi. Nonostante la sensazione di vertigine che ancora gli attanagliava la testa; uscì dalla coperta, afferrò le sbarre come un gorilla e snudò i denti: «Ehi! Lasciatemi uscire da questo posto o...»

«O cosa?» Varian sorrideva tranquillo. «Davvero: sarei interessato a conoscere la vostra minaccia».