La Magic Press ha da poco distribuito un volume-omaggio a uno dei grandi del fumetto: il maestro Joe Kubert che, ad agosto, purtroppo, è venuto a mancare. È in suo onore, quindi, che vi presentiamo uno dei massimi capolavori della letteratura disegnata.

Pochi artisti sono riusciti a rendere su carta il dinamismo dei movimenti e la visceralità delle scene d’azione come Joe Kubert. Il suo talento espressivo ha raggiunto l’apice nell’illustrare il fumetto di Tarzan negli anni ’70, che Kubert scrisse, illustrò e supervisionò personalmente.

Con un’introduzione dell’autore e i colori originali di Tatjana Wood restaurati, questo primo volume della raccolta integrale delle sue storie non può mancare sia nella biblioteca di chi ama il fumetto sia in quella dei fan del Signore delle scimmie.

Avventura, ambienti esotici, pericoli e colpi di scena... non manca nulla in questo volume che contiene l’adattamento de L’origine dell’uomo scimmia, il primo romanzo di Tarzan a opera di Edgar Rice Burroughs, oltre a diversi racconti partoriti dalla fantasia del creatore di Tarzan e di John Carter di Marte.

In Tarzan: gli anni di Joe Kubert vengono ristampati i primi otto numeri del fumetto di Tarzan scritti, illustrati e supervisionati da Joe Kubert: un’autentica pietra miliare della letteratura illustrata. Opera d’amore e di passione per il maestro statunitense, da poco scomparso, il Signore delle scimmie assume una caratura dall’intensità senza pari.

Dall’introduzione:

«Il mio amore per il disegno e il fumetto è nato anche grazie al Tarzan di Edgar Rice Burroughs illustrato da Hal Foster. La sua striscia sindacata veniva pubblicata nel New York Mirror, un quotidiano formato tabloid dei primi anni Trenta. Si trovava sempre nell’ultima pagina della sezione dedicata ai fumetti ed era a colori, proprio come la copertina. Non era una striscia giornaliera: solo la domenica avveniva la magia.

Disegno ininterrottamente dal giorno in cui ho imparato a tenere in mano una matita (o un gessetto). Come soggetti ho sempre preferito i “tipi muscolosi”. E, come buona parte dei giovani disegnatori che iniziano a studiare anatomia, proporzioni e prospettiva, le figure che realizzavo erano fuori proporzione. Muscoli ovunque, in ogni luogo possibile e immaginabile. Muscoli sopra muscoli.

Ma leggendo il Tarzan di Foster ho imparato una cosa molto importante e una lezione fondamentale. Lì, in quelle meravigliose ma al contempo semplici illustrazioni, Tarzan, l’Uomo Scimmia, era reale. Le figure vivevano, respiravano. E la plausibilità di personaggi e ambientazione era capace di trasportare un ragazzino che viveva a Brooklyn, in Sutter Avenue, nel misterioso e vibrante mondo della giungla africana.»

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