Fa caldo, eh... Diamo loro buono pure il fatto che preferiranno stare in casa, dove sarebbe meglio mi rintanassi anch’io, tanto se continuo così non arriverò mai a una soluzione. Ci vorrebbe un indizio, un rumore, un odore, una sensazione mistica che mi desse l’imbeccata e mi facesse intraprendere la strada giusta per scoprire il colpevole. Ma per ora non ho sentito un bel niente.

Così mi viene davanti la morbida e fresca immagine della poltrona del soggiorno e imito le mie vicine ripiegando verso la casa.

Ho deciso che farò il macigno sul cuscino per un po’.

Magari, nel frattempo, penso.

La coda però non riesce a stare ferma. Non ce la faccio mai a nascondere le mie emozioni, anche se sono in grado di pilotarle. Per esempio, quando la mia amica umana mi fa le coccole, oltre a ronfare, muovo la coda solo un pochino, sulla punta, non tutta intera come quando sono nervoso, come ora. Se la muovo solo sulla punta lei capisce che sto bene e allora continua a grattarmi e a massaggiarmi il pelo.

Io so che lei è felice come me quando facciamo così, però a volte ride e sembra che mi prenda in giro. Mi mette a disagio, così, e mi sento appiattire le orecchie sul capo. Forse lo fa solo per affetto, forse per giocare, ma talvolta non la capisco proprio.

Mi dice spesso: “Invece di un gatto, a volte sembri un cane!” E me lo dice con la fronte corrugata, come se quella frase dovesse darmi fastidio. Ma io non ce l’ho mica con i cani... anzi, prima qui con noi ce n’era uno che alla fine è stato tanto male e adesso dorme sotto terra. Non l’ho più visto, come la nonna. Mi dispiace, in fondo era molto più simpatico lui delle vicine. Un po’ ingombrante e rumoroso, ma di buon cuore.

Era un mio amico.

Anche a lui piaceva la pallina. Ed era bello giocarci insie...

SENSAZIONE MISTICA!

E, manco a dirlo, torno indietro!

Le mattonelle, la porta, la zanzariera, i gradini, il giardino, il tavolino, il vaso.

Nessuna delle vicine sembra più nei paraggi. Intrufolo un po’ il naso fra le maglie della rete e sbircio di là.

Silenzio.

Cosa si muove?

Un filo d’erba lì, un ramoscello là.

Un funerale di formiche sullo sterrato, un piccione sotto la grondaia.

Controllo la scala a chiocciola, per accertarmi che Ciucia non sia tornata. No. Via libera. Anche Olivia sarà di sicuro ancora in casa. Demetria a far danni, potrei scommetterci.

Restano loro due.

E sento che qualcuno c’è. Poco più lontano, non visibile, ma c’è.

Chissà se c’erano anche prima e io, scemo, non ho fatto caso alla loro presenza per concentrarmi sulla vecchia, la cicciona e la deficiente. No, forse sono sbucate da qualche secondo, forse continueranno a nascondersi.

Traggo un profondo e mesto sospiro, lanciando una fugace occhiata alla colonna che sorregge la rete.

Sarà più umiliante per loro o per me, se le scopro davvero?

La curiosità mi sta divorando le viscere. Così, per una volta, mando l’orgoglio a quel paese e schizzo sulla punta della colonnina, poi mi catapulto di sotto, cercando di fare il minor rumore possibile, anche se si dice che sembro più un cane che un gatto, e i cani fanno sempre un gran baccano.

Quatto quatto, mi appropinquo verso l’aiuola sul fondo del giardino vicino. Le mie vibrisse percepiscono gli spostamenti d’aria, ma soprattutto sento l’odore, non posso sbagliarmi. È la firma di Vicki e Mimì. E delle mani della mia amica umana sulla carta argentata! Allora muovo il collo in qua e là, alla ricerca di uno spiraglio tra le foglie che mi permetta di vedere meglio al di là dell’aiuola.

E le scorgo.

Devo sforzarmi di non sbattere la coda per terra troppo violentemente, per non fare rumore, stringo, stringo, e fermo la punta a mezz’asta.

Loro sono lì, che giocano felici e contente con tutte le mie palline.

Be’, non proprio tutte, stabilisco dopo aver squadrato il pezzetto di viottolo fra un ramoscello e un altro. Sicuramente qualche volta ci hanno giocato anche i loro amici umani con quei bastoni con cui tutti i giorni centrano la pattumiera.

Però mentre le osservo rincorrere soddisfatte le mie palline, mi passa un po’ la voglia di sgridarle. Io ricordo che era più divertente giocare in due col cane e Mimì sarà più contenta se Vicki riesce a portargliele di là, dato che lei non riesce a venire di qua.

Sì, Vicki è proprio una brava gattina, e una buona amica, altruista e affettuosa come nessuna, anche se lo dà vedere solo a chi le pare.

Adesso devo solo convincerla che sarebbe divertente giocare anche con me.

Ma credo che farebbe la risentita se adesso mi manifestassi al di là dell’aiuola e chiedessi loro di giocare insieme. O no? Insomma, le palline sono mie! Uffa...

E, mentre lo penso, mi accorgo che sto già tornando indietro - Pietro sono e Pietro resto - verso la colonna, verso il mio giardino, casa mia.

Ci sarà un modo per farle capire che, in fondo, non sono tanto arrabbiato?