Matteo Strukul non è nuovo nel mondo della scrittura, in cui in questi giorni ha appena esordito col suo primo romanzo. Non è nuovo per diversi motivi. Ha lavorato per anni per Meridiano Zero, è co-fondatore di Sugarpulp (www.sugarpulp.it) – movimento letterario dedicato al pulp-noir che ha come epicentro il Nord-est e rifugge dalle autocontemplazioni ombelicali. Con La ballata di Mila Strukul rende omaggio ad artisti come Quentin Tarantino e Sam Peckinpah, ma anche a Joe Lansdale, Tim Willocks e Victor Gischler, con cui condivide lo spirito del nuovo noir americano, senza dimenticare Massimo Carlotto, curatore del progetto Sabot/age, la nuova collana delle edizioni e/o «dedicata alle storie che il nostro paese non ha più il coraggio di raccontare», diretta da Colomba Rossi, di cui questo romanzo è apripista.

Il veneto è il grande scenario entro cui due bande sanguinarie, una cinese, i Pugnali parlanti, e una locale, diretta da Rossano Pagnan, si contendono il territorio e la sua economia.

Da questa lotta all’ultimo sangue e senza scrupoli, trapelano diverse sconvolgenti realtà: il fenomeno del riciclaggio del denaro sporco, il traffico di esseri umani attraverso il ricatto del permesso di soggiorno, i turni massacranti nei laboratori tessili clandestini, la concorrenza sleale operata in barba a qualsiasi diritto umano ancor prima che direttiva comunitaria o legge interna. E poi una ricostruzione delle dinamiche delle triadi, la storia delle società segrete, le nove sorelle di Hong Kong, la 14 K, il mito delle tigri di Shaolin. Il tutto si inserisce sciolto nel narrato, anche se il lettore ha la sensazione che, alle spalle del fittizio ci siano ore di documentazione seria da parte dell’autore.

Ma oltre la storia, perfettamente architettata, che segue un ingranaggio veloce, ironica nei punti giusti, con substrati di riflessione sociale mai pedanti, dialoghi snelli e verosimili degni di un bel film di Robert Rodríguez, si staglia lei, terribile e implacabile: Mila Zago aka Red Dread. Vittima divenuta adulta carnefice in cerca di vendetta, è una guerriera dal look atipico: dreadlock rossi, occhiali gialli, stivali. Bello che sia stato un uomo a creare questo personaggio che sconvolge tutti i cliché: lei ha un passato tragico, è mossa dalla forza e dalla determinazione di andare fino in fondo anche se questo significa “oltre”. È un po’ Uma Thurman in Kill Bill, un po’ la Catwoman interpretata da Michelle Pfeiffer e la Nikita di Luc Besson.

Facciamo un grande in bocca al lupo a Matteo Strukul, augurandoci che questo sia la prima puntata di una saga destinata, credetemi, ad avere grande successo (intanto è già in corso col disegnatore Alessandro Vitti una collaborazione interessante di cui non anticipiamo altro)!

E, per tutte le altre info, rimandiamo al suo sito: www.matteostrukul.com