L'ottantacinquesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo agosto Sherlock Holmes. Strumento di morte (The Further Adventures of Sherlock Holmes: The Instrument of Death, 2019), firmato da David Stuart Davies.

La trama

Non si addicono a Sherlock Holmes le indagini ordinarie. Può accadergli talvolta di incappare in casi apparentemente ordinari, simili a tanti altri, ma gravidi di sviluppi tali da renderli unici e sorprendenti. All’inizio non sembra offrire alcun tratto di novità la vicenda che, in una notte primaverile del 1896, il celebre investigatore illustra al suo coinquilino di Baker Street. Un prezioso rubino è stato trafugato dalla cassaforte di sir Jeffrey Damury, il quale è sospettato di aver inscenato il furto per truffare l’assicurazione. A ben guardare, tuttavia, gli indizi inducono a ritenere che sia stata la moglie di sir Jeffrey ad architettare il piano per liberarsi del marito. Esiste però un terzo incomodo, il giovane amante di lei che… eccetera. Insomma niente di straordinario. Almeno fin qui. Poi un delitto inaspettato getta un’ombra sulle losche manovre dei protagonisti, cupa avvisaglia dell’orrore che incombe. Si aggira infatti per le vie di Londra una figura che pare l’incarnazione del male. È un ipnotista, venuto da lontano, forse dall’oltretomba, un essere capace di oscurare la fama di squartatori e strangolatori di cui si fregia la storia criminale d’Inghilterra. Un demonio che solo l’infernale cuore dell’Europa poteva partorire.

L'incipit

Da piccolo, Gustav Caligari era stato un soggetto strano. Robusto di costituzione, divenne ben presto un bambino corpulento, molto più dei suoi coetanei. Già in tenera età aveva un aspetto che intimidiva e che gli rendeva facile commettere prepotenze o manipolare gli altri bambini. Viveva con il padre a Praga, dopo che la madre era morta di tifo in seguito al parto. Emeric Caligari, questo il nome del genitore, insegnava chirurgia all’Università Karl Ferdinand e i suoi impegni gli lasciavano poco tempo da dedicare al figlio. In realtà, dopo la morte della moglie, non provava più alcun reale interesse per il piccolo. Gustav gli riportava alla mente, con un dolore costante, la sua perdita; e così delegò le mansioni genitoriali a una domestica, Rosa Placzek, affidandole il bambino quando era possibile.

Nonostante la sua statura, Gustav era una creatura tranquilla, benché serbasse una natura sadica e oscura. Già prima dei cinque anni aveva sviluppato un fascino per la tortura dei piccoli animali e degli insetti. Intrappolava i ragni in un barattolo, vi faceva cadere dentro una candela accesa e ridacchiava deliziato nell’osservare i minuscoli arti contorcersi e raggrinzirsi tra le fiamme. Ma il suo trucco preferito era quello di catturare un uccellino, un passero o uno scricciolo di palude, e ruotarne lentamente la testa fino a sentire le piccole ossa spezzarsi, per poi strapparla via, godendo del furioso sbattere delle ali e dello spasmo del corpo della creatura fino a sentina spegnersi la vita.

Extra

Il volume è impreziosito dal saggio: Il tema del doppio di Luigi Pachì.

Info

Sherlock Holmes. Strumento di morte di David Stuart Davies (Il Giallo Mondadori Sherlock n. 85), 176 pagine, euro 5,90 – Traduzione di Angelo Petrella