Confesso tutto, giuro. Quanto state per leggere è rigorosamente vero e per nulla vietato. Viviamo in un’epoca in cui lo scrittore non esiste, se non spettacolarizzato, in rari casi, e sono casi in cui la sua vita viene formattata secondo un’icona di Windows, una clip-art di Corel Draw che corrisponda all’idea comune che ci si è fatti, in venticinque anni di vita sociale indegna, dello scrittore medesimo. Che mai è ascoltato, figuriamoci se viene indagato o addirittura richiesto di confessare tic, nevrosi, ambizioni, routine.

Questo stato di cose impone timore e tremore. Impossibile vivere da scrittori: gli anticipi editoriali generalmente non bastano, la scrittura slitta nella hobbyistica, non nell’artigianato che dà da vivere – a parte alcuni casi, che comprendono vendite stratosferiche (raramente coincidenti con la letteratura e, quindi, riferibili a un autentico scrittore) oppure casistiche specifiche, bizzarre, particolari (tra queste, la mia personale). Vivere facendo lo scrittore terrorizza, se, come me, vengono scontate indicibili parapsicosi nei confronti di un futuro che si ravvede come instabile economicamente, lontanissimo dalle ambizioni soggettive non di notorietà, ma di normalità semplice, nemmeno borghese. Tempo di precariato, si dice; sì, ma gli intellettuali scontano il precariato da omero in giù.

MicroMega - crimini d’establishment

Marilù Oliva, 27/06/2011

La tendenza thriller del noir italiano: Sarasso, Genna, De Cataldo e l'Underworld di James Ellroy

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Giacomo Giorgetti, 23/11/2009

Tra vent'anni

Se il presente suscita sconcerto e spaesamento, raccontare il tempo che verrà significa fare un vero e proprio...

Redazione, 1/06/2009